lunedì 23 agosto 2010

La poesia palindromica di Filiberto Tomatis

Del professor Filiberto Tomatis non sopportiamo la prosa ampollosa e la supponenza pari solo alla forbita ignoranza. Difficilmente comprendiamo come il mondo accademico abbia potuto anche solo prendere in considerazione le strambe idee scientifiche che qua e là compaiono nei suoi saggi divulgativi, come quella che gli oceani, come i fiumi, abbiano delle sorgenti, che non conosciamo solo perché poste ad abissali profondità, oppure che gli strati rocciosi della Terra siano le pagine di un libro rovesciato dove le ultime parole scritte sono quelle che si trovano più prossime alla superficie, quindi appena sotto la prima di copertina. Della sua ultima impresa e dell’incidente diplomatico con l’ambasciatore della Sublime Porta ha parlato a sufficienza il Monitore Cittadino, perciò eviteremo di dilungarci sulla sua affermazione che il divano sia un’invenzione occidentale e non orientale, “vista l’eccellenza dei seguaci dell’Alcorano nella fabbricazione dei tappeti, non dei divani”.

Vogliamo qui invece entrare nel merito dell’ardita ipotesi, contenuta nella prefazione a Xanax, il suo unico volume di poesie, secondo la quale la lingua nella quale Iddio pronunciò il Verbo creatore fosse costituita da palindromi, in quanto il Volto di Dio si contemplerebbe nella forma della più perfetta delle figure geometriche: il cerchio. “Questa santa forma - sostiene infatti il Tomatis - rappresenta la perfezione manifestata del punto primordiale, vale a dire del Creatore di Tutto, il non-manifestato. Essa è il simbolo dell’immutabile moto delle sfere celesti e dell’armonia universale, di cui imita l’intelligenza; raccolto in se stesso, senza inizio né fine, compiuto e senza pecche, il cerchio è il segno dell’Assoluto, con il quale s’identifica e non a caso la sua superficie si calcola moltiplicando il quadrato del raggio per 3,14. E se Iddio si manifesta come cerchio, – assicura il Nostro, – la lingua divina non può essere altro che circolare”. A stento cogliamo l’affinità tra le qualità di Dio e le proprietà delle figure geometriche, ma osserviamo con rispettoso scetticismo che, proprio volendo accostare Nostro Signore a una figura geometrica, questa dovrebbe semmai essere il triangolo, simbolo della Trinità come ci insegnano le Scritture e la tradizione.

“L’idioma perfetto circolare – continua Tomatis – procede per palindromi”, cioè parole o frasi che possono essere lette indifferentemente da sinistra a destra o viceversa, come otto, acca, o la famosa frase degli alchimisti “sator arepo tenet opera rotas”. Egli afferma inoltre che, esplorando tutte le infinite possibilità di una lingua palindromica, prima o poi sarà possibile ricostruire la favella perfetta e primordiale e pronunciare di nuovo la parola divina che ha generato il Mondo: “Alla fine un uomo, forse un poeta, perché solo un poeta, un pazzo o un fanciullo possiedono l’entusiasmo, l’avere in sé il divino, proferirà la parola o la frase giusta nella lingua di Dio e il mondo sarà creato di nuovo”. Non occorre, prosegue nel suo volo pindarico il nostro illustre concittadino, che le frasi abbiano un senso in una qualsiasi delle lingue dell’umanità, “la cui imperfezione è nota dopo la confusione generata dall’empio tentativo di costruire la torre di Babilonia”: la frase primigenia potrà nascere per caso, o per ispirazione dell’Onnipotente. L’unica cosa che il Tomatis dice di auspicare, da persona razionale quale egli si valuta, è che il caso venga aiutato dalla probabilità. Pertanto indica nella “moltiplicazione vertiginosa” dei palindromi scritti o pronunciati da tutti gli uomini l’unica via per accrescere l’occasione che “il suono divino risuoni ancora sopra l’Abisso”. È davvero arduo, secondo il nostro modesto parere, che la fallace umanità possa riscattarsi per mezzo di versi dalle sonorità mussulmane come:

Tanidem al ambaradan nad Arab mala Medinat
Samala Rahmah al abbaq Qabbalah amhar alamas
Taniqut la mad wan naw dam al tuqinat,
Samun clerikal ballaroth Torallab lakirel cnumas
Ala joan padan u nadap najoalà
Al alaai eaièm eia eia alalà.

Il professor Tomatis, alla cui cattedra di Scienze Naturali e Orientali nel nostro illustre Ateneo avrà sicuramente giovato il fatto che egli disponga di un ingente patrimonio in immobili e denaro (oltre al fatto di essere cugino di primo grado del Rettore, il professor Ettore Rebaudengo), conclude la sua prefazione invitando i poeti tutti a cimentarsi nella “poesia palindromica, la cui compiuta e amabile specularità offre la possibilità di liberarsi dalla tirannia del significato, con la speranza di attingere all’unico significato per il quale valga la pena di dedicarsi alla scrittura”. Pur esercitando anche chi scrive queste note le belle lettere, rispediamo al mittente il cortese invito, nella convinzione che la poesia non può e non deve diventare ostaggio delle idee strampalate di un illustre personaggio che sembra voglia spegnere definitivamente i Lumi della Ragione. Non altrimenti spiegheremmo castronerie (vere cose dell’Altro Mondo) come:

Xilolco popocatepetl xanax l’tepetaco popò lolix,
Xilitol tenothuican aciuh tonet loti lix


[La recensione del notaio Teresio Blanchet comparve nel numero del maggio 1835 de “La fiaccola, bimestrale di varia umanità e di amene lettere della Società dei Liberi”, poco prima che la meritoria rivista fosse chiusa dall’autorità di Sicurezza Pubblica con l’accusa di predicare il liberalismo e la sovversione delle istituzioni. Blanchet, accusato di calunnia, perse gran parte dei suoi clienti, ma fu riabilitato pienamente nel 1848, quando Tomatis fu ricoverato nel reparto frenologico del locale ospedale per essersi spogliato completamente e aver arringato la folla nella cattedrale in un linguaggio incomprensibile. La diagnosi emessa dai medici parlava di “grave forma di paranoja schizofrenica neofasica, con ricorrenti crisi di glossolalia megalomane”.]

15 commenti:

  1. Dai confessa, anche questo te lo sei inventato. Comunque a me è noto solo Ambaradam e Xilitol, il primo dalle colline di Moncalieri, il secondo masticato tra i laghi finlandesi.

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  2. Quoto Enrico, che se anche ci fosse del vero, Pop, scusa se mi permetto, ma come dicono spesso a me, "Ma possibile li trovi tutti i te?" ;)

    Geniale il distico finale richiamo per i polli e il titolo del volume.

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  3. A me mi perplime anche
    "Al alaai eaièm eia eia alalà."
    O è stato un precursore?

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    1. A me mi non si dice

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  4. xanax? uhm
    E' un parto della tua geniale (quella si) fantasia.
    Filiberto invece mi ricorda tanti predicatori televisivi...

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  5. Beh Juhan, vogliamo parlare di joan padan???
    Popinga, è difficile, perchè hai fatto uno scherzo fatto benissimo: è tutto fasullo: nomi, linguaggio, copertina, editori e località, tutto insomma. Però ho cercato tutto lo stesso, perchè il ritratto non me lo ricordo, la contadina col sangue per niente blu vorrei sapere dove l'hai presa...
    Allora io tento il contrario: Reparto Frenologico mi ha incuriosito. Dì la verità che ti ha dato lo spunto Mamma Simpson - episodio 7x06??
    E poi mi sono persa qui:
    "Tipiche dei mattoidi erano considerate le tendenze metafisiche, la passione delle minuzie, la smania paranoica del voler rinvenire una ragione logica in cose che fondavano su altri elementi la loro esistenza. Ad un'analisi più attenta risulta chiara l'influenza, nell'analisi di questi personaggi da parte del Lombroso, dell'impostazione positivista, che procedeva elencando pedissequamente le peculiarità di questa classe, facendovi rientrare uno straordinario numero di individui. Il loro modo di ragionare procedeva per analogia,giochi di parole ed immagini poetiche,".
    Io vorrei sapere da cosa sei partito ecco, la tua ispirazione. E poi anche tutto il resto, vorrei sapere, ecco.

    B

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  6. Senti Pop, ora però voglio (cioè, io vorrei, non vorrei, ma se vuoi...) qualche interpretazione alla Saussure oppure alla Victor Henry, dato che, come dice quest'ultimo:

    "L'uomo, quand'anche lo volesse, non potrebbe inventare una lingua: non può parlare, non parla che con i suoi ricordi, immediati, mediati o atavici".

    Voglio dire: cos'avrai voluto dire? ;)
    Dai Pop, batti un colpo!

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  7. @ Anonimo B
    di Joan Padan temo di conoscere solo il titolo, sempre che sia quello di Dario Fo. No non siamo parenti, sono padagno di nascita ma basta pensare a Cota, Borghezio e nella Federassiun a tutti gli altri, a partire da Salvini e Castelli, Zaia e Galan. Per non parlare di Boccastorta. Non so se ho reso l'idea.

    Roberta ha tutto il mio appoggio, come pure il suddetto Anonimo B, ecco ;-)

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  8. B. e Roberta: questo gioco è stato ispirato dalla lettura di due libri simili: "La ricerca della lingua perfetta" di Umberto Eco e "Clavis universalis" di Paolo Rossi. Entrambi descrivono la storia della ricerca da parte dell'uomo di una lingua che potesse logicamente essere compresa da tutti perché basata su un'identità universale tra significante e significato. Questa storia è assai lunga e interessante, perché presenta aspetti filosofici, matematico-combinatori, logici, linguistici, ecc, e coinvolge personaggi del calibro di Lullo, Cartesio, Pascal, Willis, Leibniz, de Saussure. Da questo filone derivano considerazioni sulla crittografia, da Atanasius Kircher fino a Enigma, e sulle lingue universali come l'Esperanto che tanto piacevano nell'Ottocento. Tomatis è un poeta inesistente, ma non l'ho messo nella Piccola Antologia perché in realtà i suoi versi (balbettii, borborigmi, assurdità) non hanno scopo poetico, ma quasi teologico. Si tratta in effetti di uno di quei folli letterari (Queneau: coloro che non hanno né precursori né seguaci) che costituivano oggetto di studio e curiosità della scienza positivista.
    Nel mio gioco avete identificato Xanax, ambraradan, xilitol, eia eia alalà, Joan Padan, ma ci ho infilato anche clerical e Ballarò. Il ritratto è di Honoré de Balzac, la foto delle galline proviene dagli archivi riuniti dei musei nazionali francesi:

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  9. Ah, sì sì, so qualcosa della ricerca delle lingue perfette, del mimetismo del significante se ne parla già nel Cratilo di Platone.
    Per il resto avevo visto anche le robe Qabbalah e Medinat, ma era proprio il suono delle parole che mi aveva incuriosito, hai fatto dei bei gran miscugli. :)
    Mi hai ricordato la storia del "busnuncetinhora" dell'Ave Maria, di cui il volgo, che non sapeva leggere e scrivere in latino, non riusciva a identificare il significato, e per questo la usava, letta proprio come si dice, come una specie di formula apotropaica.

    Comunque i versi per i polli hanno funzionato, almeno con quelli di mio padre, ma d'altronde, quelli han sempre fame, li puoi chiamare anche in ostrogoto che arrivano lo stesso.

    Per B.: la definizione che hai riportato mi pare troppo generica e poco positivista, ci rientrerebbero anche tipi come Borges e parecchi scienziati.

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  10. Se non esiste è un peccato perché dovrebbe esistere. Io per incoraggiarlo ne ho comunque ordinate 2 copie. Ho sempre pensato che per maggior perfezione il libro di Dio non avrebbe dovuto chiamarsi Bibbia bensì Bibbib.

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  11. Non so perché, ma mi ricorda tanto il racconto Oidicidio a Silopolis di Mike Keith...

    http://www.cadaeic.net/silopolis.htm

    Un saluto! Gavagai

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  12. Grazie Gavagai, Proprio non lo conoscevo!

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