mercoledì 17 agosto 2011

Le storie–tipo di Georges Polti

È possibile scrivere tutte le storie possibili (romanzi, opere teatrali, film, ecc.) a partire da un insieme finito di situazioni–tipo da combinare assieme? Questa domanda, che sembra partorita dalla mente di un oulipiano, fu in realtà formulata più di sessant’anni prima che il consorzio di letteratura potenziale transalpino vedesse la luce, ad opera di un altro francese, Georges Polti (1867–1946).

Polti andò oltre la semplice domanda, e intraprese uno studio di circa un migliaio di opere teatrali, circa duecento tra romanzi, epopee, fiabe, racconti storici, tratte dalle tradizioni di tutto il mondo, giungendo alla conclusione che era possibile smontare i loro intrecci per ridurli a un certo numero finito di storie «generatrici». Da questo punto di vista l’opera di Polti ha anticipato anche l’assunto principale dello strutturalismo nella critica letteraria, secondo il quale un’opera è un insieme organico scomponibile in elementi e unità, il cui valore funzionale è determinato dall'insieme dei rapporti fra ogni singolo livello dell'opera e tutti gli altri.

Il suo lavoro fu esposto in Les trente-six situations dramatiques (Paris, 1895, riedito nel 1912 e nel 1924), opera curiosa nella quale l’autore arrivò a stabilire che le situazioni fondamentali sono 36, pur concedendo che “si potrebbe in realtà scegliere un numero leggermente più o meno elevato”. A giustificazione della scelta numero 36, il libro si apre con una frase di Goethe in esergo: “Gozzi sostiene che non vi possono essere che trentasei situazioni tragiche. Schiller si diede gran pena per trovarne di più, ma non riuscì a trovarne neanche quanto Gozzi”, citazione dai Colloqui con Eckermann che fa sorgere il dubbio che Polti abbia voluto giungere in ogni caso a quel numero proposto dal commediografo veneziano Carlo Gozzi (1720–1806) e canonizzato dal Grande Tedesco.

Nel libro, che si può trovare on line nella versione originale oppure nella traduzione inglese che si fece qualche anno dopo l’uscita del volume, l’autore elenca le 36 situazioni che ha codificato, che non sono altro, sostiene, che trentasei emozioni: “trentasei emozioni al massimo, ecco il sapore dell’esistenza, (…) non una di più” . Il lettore curioso può trovarne l’elenco completo in una pagina di Wikipedia, ma per il nostro esame bisognerà analizzare da vicino un solo esempio. Ogni situazione è presentata con le sue “nuances” (sfumature), ciascuna delle quali è mostrata con una lista delle opere in cui essa si manifesta, il che permette di apprezzare il grado in cui questa situazione è replicata nella letteratura esaminata oppure, al contrario, di riscontrarne l’originalità (almeno fino alla data di pubblicazione del testo e, naturalmente salvo errori od omissioni di Polti).

La prima di queste situazioni è chiamata Implorare, con l’indicazione che il titolo tecnico sarebbe “Un Persecutore, un Supplicante e una Potenza indecisa”: una Potenza indecisa si deve esprimere su un Persecutore su domanda di un supplicante. All’interno di questa categoria Polti individua tre sfumature. Nella prima, A, la Potenza indecisa è un personaggio distinto che decide: deve cedere, per prudenza e interesse, alla minaccia del Persecutore, oppure cedere, generosamente, alla preghiera del Supplicante? Nella seconda (B), la Potenza indecisa si identifica con il Persecutore, di cui diventa un attributo; un arma tra le mani è ancora sospesa ed esita a portare il colpo fatale. Avrà la meglio la collera o la pietà? Infine, nella terza nuance, (C), l’elemento Supplicante si duplica in Perseguitato e Intercessore, e i protagonisti della storia non sono più tre oppure due, ma diventano quattro.

Ma non è finita, perché poi lo scrittore e commediografo francese passa ad esaminare i diversi casi che si possono presentare, con esempi tratti dalla letteratura, particolarmente dalla tragedia greca. Così il caso A può essere suddiviso a sua volta come segue:
A1 – Fuggitivi che implorano un Potente contro i loro nemici;
A2 – Implorare assistenza per compiere un dovere pietoso proibito;
A3 – Implorare un asilo per morirvi.

E così via. Indubbiamente si tratta di un lavoro tale da lasciare sconcertati, anche se alcune delle situazioni descritte trovano esatta corrispondenza nella cronaca di questi giorni: come non accostare la A1 con i continui arrivi di profughi dal sud del Mediterraneo in fuga da guerre, persecuzioni e carestie? E la A2 con il caso della coraggiosa battaglia di Beppino Englaro? Si tratta effettivamente di “sentimenti” universali, con una Potenza, in questo caso lo Stato italiano, che risponde ai Supplicanti in modo controverso e spesso ingiusto, proprio secondo i canoni di una tragedia.

Rimane comunque il fatto che la classificazione di Polti sia in gran parte arbitraria. Prima di tutto, l’autore ha dovuto procedere a delle scelte per formulare e distinguere le sue situazioni. Inoltre egli è piuttosto reticente nella formulazione dei principi che sono alla base della sua teoria, sia nel caso che essi siano assai evidenti, sia in quello in cui chiarirli sarebbe stato un compito troppo arduo. Ci sono situazioni che, a ben vedere, è difficile distinguere. Per esempio, sembra, da un punto di vista teorico, abbastanza artificiosa la distinzione tra la terza situazione–tipo, La Vendetta che persegue un crimine (il Vendicatore e il Colpevole) e la quinta, Braccato (il Castigo e il Fuggiasco), anche se gli esiti drammatici possono giustificare una tale scelta, che nel primo caso concentra l’attenzione sul Vendicatore e il suo punto di vista, mentre nel secondo lo fa per quanto riguarda il Fuggiasco. In fondo, in un’opera letteraria o teatrale, è ben diverso impostare la storia, poniamo, di un uomo importante che deve subire una serie di processi infamanti: si può farlo dal punto di vista del Giudice che deve svolgere il proprio dovere e perseguire il Colpevole, oppure da quello del Fuggiasco e dei suoi numerosi avvocati che tentano con ogni mezzo di evitare il Castigo.

Anche il modo in cui si combinano le diverse situazioni, atomi narrativi con i quali fabbricare tutta la materia letteraria e teatrale, è affrontato in modo superficiale. La modalità più semplice è quella della concatenazione, che infila una dietro l’altra le varie situazioni–tipo come le perle di una collana, come avviene spesso nei romanzi popolari o nei serial televisivi. Secondo questa modalità, Ridge Forrester può essere di volta in volta l’Implorante, il Vendicatore, il Colpevole o l’Amante tradito. Ad un livello estremamente più alto, è un po’ quello che succede anche ad Edmond Dantès ne Il Conte di Montecristo. Vi possono però essere altre e più complesse leggi di combinazione. All’estremo opposto della semplice concatenazione vi può essere il caso in cui le unità aristoteliche di tempo, luogo e azione sono completamente ignorate e si combinano due (o più) storie diverse con protagonisti completamente differenti, come può avvenire in alcuni romanzi contemporanei. A me viene in mente I fiori blu (1965) di Raymond Queneau, opera dalla struttura particolare, in cui la storia oscilla tra quella di Cidrolin, uno strano individuo che vive negli anni Sessanta e abita su un barcone ancorato sulla riva di un fiume, e quella del Duca d'Auge, un personaggio che viaggia nella storia tra agli avvenimenti del suo paese dal 1264 fino alla Rivoluzione Francese e che giunge a incontrare Cidrolin sul suo barcone. Il legame tra i due protagonisti, che si alternano nei capitoli del romanzo, è dato dal fatto che quando uno di essi s’addormenta incomincia a sognare l’altro, e viceversa, al punto che diventa impossibile, come nel sogno della farfalla di Chuang–Zu, capire chi sogna chi.

Interessante sarebbe anche analizzare dal punto di vista di Polti un altro romanzo dalla struttura complessa come Il manoscritto trovato a Saragozza (1805) di Jan Potocki, nel quale da una storia si dipartono altre storie, "storie nella storia", in cui si affacciano moltissimi personaggi, tutti con una avventura da raccontare, all'interno della quale si aprono spesso ancora altre storie, in una specie di gioco di scatole cinesi.

Le due situazioni possono quindi appartenere a universi differenti e dar luogo a intrecci davvero bizzarri. La tipizzazione di Polti, nell’apparente riduzione a soli 36 casi (e ignorando le numerose nuance di ciascuno di essi) è stata criticata da molti, che hanno invece riconosciuto centinaia se non decine di migliaia di storie «generatrici». Non risulta che essa sia stata oggetto di seri tentativi di formalizzazione matematica, anche se bisogna notare che il numero delle possibili combinazioni corrisponde a 36! ≈ 3,72 × 1041, il che, per un tentativo di riduzione agli elementi costituivi, mi sembra possa bastare e avanzare.

[Questo articolo è stato ispirato dalla lettura di Olivier Courcelle, «Hollywood in a nutshell» – Images des Mathématiques, CNRS, 2011, che ho modificato, sviluppato e adattato con riferimenti più famigliari al lettore italiano.]

5 commenti:

  1. mannaggia a me: ma allora tutto è stato detto, tutto è stato già scritto (non so se mettere questo ? o questo !)

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  2. Come mai nessuno commenta? E se io commento il mio commento si vede subito che non è all'altezza del post e che figura ci faccio?
    In ogni caso commento lo stesso, ecco, senza aver letto il Courcelle. A me da un po' di tempo non riesce più a guardare film e fiction in genere: tutti uguali; non 36 ma 3 o 4.
    Invece con certi libri... I fiori blu poi si può leggere sia in francese che in italiano, vale doppio.
    E che dire di Terry Pratchett?
    E come classificare il Barozzi, già autore di una pregevole opera poetica, con altre in preparazione (spero)?

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  3. Paopasc, che tutto sia già stato scritto l'ha già detto qualcuno, mi pare Borges. Arrivi secondo, ma puoi consolarti di aver avuto la sua stessa idea. Dico: Borges, non il Trota!

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  4. Mi ricorda molto il famoso "Gioco musicale con i dadi" di Mozart. Bello!

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  5. Mi ricorda molto il "Gioco musicale con i dadi" di Mozart. Bello!

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