giovedì 8 marzo 2012

Introduzione alla Psicologia Cacopedica

(di Matteo Prati e Patrizia Barchi)


Sindrome da sonnolenza notturna

Si tratta di un disturbo molto diffuso nella popolazione sia maschile che femminile e raggiunge picchi di diffusione pari al 100 per cento. Generalmente insorge alla nascita e rimane presente fino alla vecchiaia inoltrata, per quanto nel corso degli anni si assista ad una risoluzione che tuttavia non diviene mai completa. L’individuo si presenta immobile, all’apparenza privo di vita e con gli occhi chiusi; scientificamente questo stato è definito «sonno». Il disturbo si manifesta ogni giorno, generalmente nelle ore notturne, ma si registrano anche occasionali manifestazioni per esempio nel pomeriggio, specialmente dopo pranzo (in tal caso l’individuo si definisce «in fase di abbiocco» anche se certi manuali psicopatologici parlano di homo pennichellicus). Nella fase acuta del disturbo, cioè quando la persona dorme bene, si può presentare un fenomeno complesso di immagini, sensazioni e percezioni definito dagli esperti «sogno». In particolare, se prima di addormentarsi il paziente ha ricevuto un’affettuosa buonanotte, con molta probabilità andrà incontro ad un «sogno d’oro», evenienza che depone per un decorso sfavorevole del disturbo; nel caso in cui il paziente non ricevesse nessun tipo di buonanotte, dormisse da solo o non avesse digerito, potrebbe andare incontro ad un sogno angoscioso, chiamato tecnicamente «incubo», evenienza questa che depone per un decorso favorevole del disturbo. Durante i sogni può presentarsi irrequietezza motoria, eloquio sconnesso (nomi propri di persona, bestemmie, mugolii), un minore controllo sfinterico, ed infine un fenomeno che altera la respirazione del soggetto chiamato tecnicamente «russamento». Da tenere presente che non si fa diagnosi di SSN nel caso in cui il sonno non si presentasse per almeno 48 ore consecutive; in questo caso si parla di «insonnia» e dunque l’individuo gode di ottima salute.

Disturbo di accrescimento normale

Il disturbo insorge nei primi anni di vita ed è possibile diagnosticarlo fino al compimento del ventesimo anno di età. La caratteristica fondamentale del disturbo consiste nell’adesione pressoché totale del paziente alle principali tappe evolutive. I casi in cui si fa diagnosi sono molteplici: quando un individuo cominciasse a parlare e camminare intorno al primo anno di vita; quando riuscisse ad acquisire il controllo sfinterico intorno ai due anni e mezzo; quando imparasse a leggere e a scrivere in prima elementare; quando raggiungesse la maturità sessuale intorno agli 11-12 anni; e infine quando negli anni successivi si manifestassero insicurezza sociale, contrasti familiari, demotivazione scolastica e fenomeni di coinvolgimento emotivo – chiamasi innamoramento – noi confronti dell’altro sesso, ebbene in tutti questi casi sarà corretto fare diagnosi specificandone il sottotipo (infanzia, pubertà, adolescenza). Paradossalmente gli esiti più preoccupanti del DAN si riscontrano nei genitori degli individui che ne sono affetti, ossessionati dal pensiero che il figlio non stia crescendo bene. Il DAN per questo rientra nella categoria dei disturbi cosiddetti «boomerang», in quanto i sintomi si presentano a carico dei familiari dei pazienti. Sommariamente la sintomatologia riguarda manifestazioni d’ansia (per esempio domandarsi se il figlio ha mangiato dopo che ha mangiato, se ha dormito dopo che ha dormito, se ha studiato dopo che ha studiato e così via), comparazione tra nuclei familiari, contrasti tra coniugi. Per porre la diagnosi è necessario escludere la presenza della sindrome di Peter Pan, ovvero il desiderio di rimanere bambini, nonché aspirazione velleitarie rispetto al proprio sviluppo che fa credere agli individui di essere più adulti di quanto non siano.

Compulsione pneumodinamica

Si tratta di un disturbo che compare appena un individuo emette i primi vagiti e si protrae per tutto l’arco della vita; dalla «culla alla tomba» – from the cradle to the grave – così di solito viene identificato dai maggiori esperti in campo internazionale. A chi osservasse un paziente dall’esterno, il disturbo si presenta con un iniziale ingrandimento e successiva riduzione della gabbia toracica, fenomeno che si realizza ogni quattro-cinque secondi; inoltre, dalla bocca oppure dal naso è possibile osservare, in specie d’inverno, delle nuvolette di vapore che segnalano appunto il disturbo in atto – l’uomo respira. Il disturbo è diffusissimo e per questo gode di un certo credito la teoria che lo vede trasmissibile per imitazione, alla luce anche del fatto che ad oggi rimangono completamente inesplorate le eventuali cause genetiche. Questi pazienti possono andare incontro ad un’alterazione della sintomatologia in più occasioni della vita; si segnala un’alterazione della frequenza compulsiva in occasione di sforzi fisici (corse, coito, saliscendi etc.) e a questo proposito l’individuo emette rantolii con annessa agitazione toracica, fenomeno chiamato tecnicamente «fiatone». Per ciò che attiene alla terapia, sono stati messi a punto vari sistemi capaci di favorire nei pazienti un maggiore controllo della malattia, tra questi citiamo la tecnica yoga e la meditazione zen; invero, una prognosi completamente favorevole del disturbo, stando anche alla più nutrita letteratura scientifica, deve ancora trovare conferma. Di sicuro, il morire rimane ad oggi il sistema più efficace per eliminare completamente ogni sintomo.


L’esperienza della Psicologia Cacopedica nasce con la costituzione del Centro Studi Patologie Inapparenti (CSPI) nel 2006, quando Matteo Prati (noto anche come Matto Guarito) assieme a Patrizia Barchi, che diverrà successivamente la segretaria del CSPI, decisero da far qualcosa per contrastare uno specifico problema che alligna nella psicologia, o meglio nella nosografia psichiatrica, cioè l’espansione delle categorie diagnostiche utilizzate dagli psichiatri per designare il disagio mentale; basti ricordare che nel 1880 esistevano soltanto sette categorie psicopatologiche (mania, melanconia, monomania, paresi, demenza, dipsomania, epilessia) contro le trecento attuali. Di fronte a tanta volontà classificatoria – che certamente paga: le case farmaceutiche, gli psicologi, gli psichiatri, gli psicoanalisti – venne da domandarsi se non fosse possibile l’elaborazione di nuove etichette diagnostiche da attribuire (per scherzo) a taluni «pazienti» prima che la medicina ufficiale potesse farlo sul serio e con intenti non semplicemente propagandistici. Così vennero fissati idealmente i passaggi da seguire per l’elaborazione di una voce diagnostica, a cui possibilmente lo psicologo cacopedico dovrà attenersi durante il proprio lavoro:

- per prima cosa è necessario partire da un comportamento qualsiasi, che non rimandi a nessuna condizione in particolare di un soggetto né che sia legato in maniera significativa a qualche comportamento o pensiero del medesimo;
- poi si tratta di trovare un’espressione che riesca a designare con efficacia solo fonica il comportamento in fase di patologizzazione;
- infine, evasa la parte descrittiva dei sintomi e dei segni fisici inapparenti, si procede con l’analisi a occhio all’individuazione dei legami tra il disturbo e la popolazione generale, attraverso caratteristiche come l’età, la cultura, il sesso.

Tra le prime diagnosi elaborate, che è corretto chiamare diagnosi potenziali – dunque quadri comportamentali atipici relativamente ai quali comincia a farsi sentire opportuna la stigmatizzazione medica – sono da menzionare la Sindrome da sonnolenza notturna (SSN), il Disturbo di accrescimento normale (DAN), il Disturbo da disoccupazione mentale (DDM), il Disturbo dell’inconscio (DI) e la Compulsione pneumodinamica (CPD). Più tardi sono stati identificate diverse altre patologie potenziali, come la Sindrome da marito pensionato (SMP), la Sindrome da risata insufficiente (SRI), il Disturbo del bisogno di culto (DBC), il Disturbo da indipendenza da sostanze (DIS), ecc.


In una fase successiva l’attività del CSPI è andata affinandosi nella direzione di rendere maggiormente sistematica la propria attività, attraverso il Manuale preventivo dei disturbi mentali il cui fine, oltre a fare il verso all’imponente e serio DSM (la bibbia ufficiale d’ogni psichiatra, per esteso: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), è quello di rappresentare un imprescindibile punto di riferimento per chi si avvicinasse alla psicologia cacopedica. Nel Manuale preventivo i disturbi cacopedici sono raccolti sulla base del quadro comportamentale preso in considerazione; accanto alle diagnosi potenziali, è prevista l’area delle Nuove Dipendenze Patologiche, in cui per esempio è inserita la Dipendenza dall’età anagrafica, nonché l’area della Psicopatologia letteraria, in cui è inserita la Sindrome del bibliofilo inappagato, elaborata da uno dei primissimi collaboratori del CSPI, Paolo Albani.

Nel corso degli anni le iniziative del CSPI si sono ampliate in maniera notevole, dal corso di Laurea in Psicologia Cacopedica alla Scuola elementare per diventare malati di mente di Patrizia Barchi, all’uscita di Come diventare malati di mente di Matteo Prati.

Segnalo solo l’ultima iniziativa in ordine di tempo: a Milano è nato proprio in questi giorni il Centro di Ascolto Filosofico per studenti e persone in difficoltà mentali. Un filosofo cacopedico aiuterà in maniera individualizzata la persona nel suo percorso verso la vera e propria malattia di mente. L’obiettivo è quello di promuovere l’incapacità di filosofare sui problemi e sulle situazioni di disagio che la persona sta vivendo. In generale, saranno rinforzate e potenziate demotivazioni ontologiche e fenomenologiche, problemi in ordine a un sapere universale e definitivo, incapacità di svolgere indagini critiche e di riflettere sui principi fondamentali della realtà e dell’essere, l’impossibilità di farsi delle idee e di avere dei principi che possano ispirare le scelte e la linea di condotta delle persone, per non giungere mai a una serenità d’animo e a una risposta saggia sulla vita. Si può accedere al servizio in qualunque momento, basta il sentirne la necessità, perché il CAF è sempre aperto e rappresenta una possibilità concreta per aggravare e stabilizzare un problema filosofico. Il filosofo cacopedico cercherà di definire e capire adeguatamente il tipo di difficoltà filosofica, affinché possa trasformarsi in un problema irrimediabile nel futuro, ovvero cerca di intervenire tempestivamente nel presente per creare le possibilità di pensare male nel futuro.

2 commenti:

  1. Popinga, ancora rido. Non son mica sicura di aver capito giusto: non c'è niente di più serio di uno scherzo, alla fine. Ho girovagato dentro le righe blu che hai messo e non riesco a uscirne. Credo di essere pericolosamente affetta da quasi tutte queste patologie, tranne la SMP, ma con un buon gruppo di ascolto qualcosa si può fare anche per quella.
    E' una cosa esilarante, meravigliosa.
    Mi è venuto adesso il dubbio di non aver capito niente perché non l'ha commentato nessuno, questo post sai... Forse c'ho anche la SdCC = Sindrome da Commentatore Coglione

    B

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  2. Sindrome da Commentatore Coglione...bella questa! Cercasi redattore per Psicologia Cacopedica per stilarne una descrizione esaustiva e ovviamente scientifica.
    Grazie Popinga della segnalazione.
    Un saluto!
    Matto-Guarito

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