lunedì 18 giugno 2012

Europei 2012: Il grande libro della Zona Italiana

Gli Europei di calcio 2012 mi forniscono l’occasione di recensire un libro che non dovrebbe mancare negli scaffali dello spogliatoio di ogni squadra che si rispetti, dai pulcini fino alla serie A. Purtroppo, una sfortunata conventio ad escludendum degli allenatori ha finora impedito a La zona italiana di avere il successo che merita, forse perché è stato scritto da una donna e, si sa, il mondo del pallone è maschilista. 

Ai più giovani lettori forse diranno poco i nomi di Cruyff, Neskens e Kroll, i giocatori più rappresentativi di quell’Ajax e quell’Olanda delle meraviglie che, dagli anni ’70, stupirono il mondo con un assetto rivoluzionario: la zona totale, che dimostrò anche sui campi di calcio che l’insieme, se organizzato, può valere più delle singole parti. Fu una rivoluzione, che in pochi anni cancellò dal lessico calcistico termini come terzino o mezzala, e consegnò agli scantinati della storia sportiva il catenaccio o il modulo WM. 

L’Italia è, si sa, nazione assai conservatrice, se è vero che non c’è mai stata una rivoluzione nella sua storia millenaria. Anche il calcio non fa eccezione. La zona è ostica per la nostra mentalità individualista, piena di talenti eccezionali, ma poco propensa al rispetto dei ruoli assegnati, all’autodisciplina, al sacrificio in nome di un interesse collettivo e superiore. Ciò si riflette in risultati spesso deludenti, inferiori alle aspettative, soprattutto a livello di nazionale, con la sola eccezione del Mondiale 2006, vinto con l’aiuto di una buona dose di fortuna – non parlo del 1982, quando il tasso di classe espresso dalla squadra era tale da vincere prescindendo da qualsiasi modulo. 

A questo stato di cose ha cercato di ovviare Gigliola Braga, che, dopo un lungo soggiorno negli Stati Uniti, dove ha potuto conoscere il mago della zona, Barry Sears, ha scritto questo testo indispensabile, riuscendo a conciliare ciò che nel nostro paese sembrava inconciliabile: il sacrificio di sé e l’espressione del talento. In quasi quattrocento pagine agili e scorrevoli, la Braga insegna a tutto il movimento calcistico italiano un modulo su misura per la nostra indole nazionale che è anche uno stile di vita, tale da favorire sia l’assetto tecnico-tattico, sia la forma dei giocatori. 

Nessun aspetto della vita del calciatore viene trascurato, come è facile vedere dai titoli dei capitoli che compongono l’opera. Nella Parte Prima, dal titolo Voglio Entrare in Zona!, l’autrice esamina questa forma di organizzazione dal punto di vista filosofico. La zona non è un monolito: essa va adattata alle varie circostanze. Così, ad esempio, il capitolo 8, intitolato La Zona fuori casa e in occasioni speciali, affronta il problema delle trasferte o delle partite di qualificazione. L’autostima dei giovani, che magari sbagliano un intervento sul pallone, o una diagonale difensiva, viene promossa nel successivo capitolo 9, E se sbaglio? Niente paura!, nel quale si conferma, tra le altre cose, che non bisogna aver paura di tirare i calci di rigore: non è da questi particolari che si giudica un giocatore. 


Nella seconda parte, Voglio sapere tutto della Zona!, adatta a chi vuole un’informazione più specialistica, diciamo allenatori a partire dalle giovanili e manager, la zona viene declinata secondo il carattere italiano, perché ogni nazione, ogni tradizione calcistica, deve avere la zona che più le si confà. Così il capitolo 12 ha il significativo titolo I nuovi orizzonti: la Zona italiana, con alcuni spunti lirici che mi sono sembrati degni del miglior Maifredi o dell’Orrico della sua formazione massese. Con un simpatico gioco semantico, Gigliola Braga si riferisce talvolta ai problemi del campo di gioco con termini desunti dal linguaggio dei dietologi, così si parla di Zona e dieta mediterranea nel capitolo sulle squadre di calcio del nostro Sud, con particolare riguardo a uno studio di caso sul Palermo di Miccoli, oppure parla di Omega 3 per illustrare una variante di uno schema d’attacco a tre punte con intervento finale e tiro di un difensore. 

Il testo si conclude con Le risposte alle critiche alla Zona, otto pagine di confutazioni delle immaginarie obiezioni di difensivisti e catenacciari. Si tratta tuttavia di un esercizio retorico: dopo la lettura di queste pagine, chi mai può avere dubbi sulla Zona italiana? Un ricco apparato di appendici, sotto forma di un piccolo manuale staccabile, illustra tutti gli aspetti tattici della zona italiana, suddivisi in miniblocchi con le loro caratteristiche e proprietà, da portare in panchina per una rapida consultazione. 

Un testo sportivo davvero ineguagliabile. 

Gigliola Braga
Il grande libro della Zona italiana 
Prefazione di Barry Sears 
Sperling e Kupfer Editori 
Milano, 2006

7 commenti:

  1. Lì per lì stavo per cascarci, digiuna come sono di calcio (e di diete!)

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  2. Ok, ho apprezzato il parallelo calcio/dietologico. Ma il libro lo hai letto o hai solo giocato con i titoli dei capitoli? Così, tanto per sapere qualcosa del Pop al di fuori di matematica e poesia...

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  3. Aaqui: solo i titoli dei capitoli, e neanche tutti.

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  4. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  5. Mi viene in mente: psicologia individuale o familiare (di gruppo)? Qui in Italia a sorpresa sceglierebbero quella a zona, familiare, familistica...

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  6. Devo ravvisare, purtroppo, una grave lacuna. Spero non sia dovuta a parapolitiche e pseudoideologiche prevenzioni antimilanista. Nella recensione di un allegorico peana alla Zona italiana, in cui si rammentano di sguincio personaggi come Maifredi e Orrico, non sarebbe dovuto mancare un ricordino del Barone venuto dalla Svezia socialdemocratica e una citazione dell'Arrigo

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  7. Salvatore, non c'è alcuna prevenzione tifologica in un libro scientifico. Sacchi e Liedholm sono trattati in un due capitoli che non ho citato, anche se il secondo ha poi tradito la Zona Italiana diventando produttore di vini.

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