giovedì 24 gennaio 2013

La mamma di Keplero non si tocca


Tutto ebbe inizio nel 1615 nella cittadina tedesca di Leonberg, a causa di un litigio tra due vicine di casa per questioni d’interesse. Una certa Ursula Reinbold accusò la vecchia Katharina di aver tentato di avvelenarla con un filtro versato in una bevanda. Per di più, qualche tempo dopo, il magistrato locale Lutherus Einhorn, che era cugino dei Reinbold, prese un bella sbornia, durante la quale tentò di costringere Katharina a confessare di essere un strega, minacciandola con una spada puntata alla gola. La signora, allora sessantanovenne (era nata nel 1546), era una donna tutt'altro che remissiva, e decise di intentare una causa civile per aggressione e calunnia contro la famiglia Reinbold. 

La lite era ormai fuori controllo e, come accadeva in quei tempi turbolenti, sconvolti dalle guerre di religione e dalla caccia alle streghe, i dissapori privati divennero un caso che coinvolse il locale tribunale dell’Inquisizione. Katherina fu accusata di essere una strega, coinvolgendo tutta la sua famiglia in una penosa vicenda che durò sei anni. La donna, nata Guldenmann, aveva sposato il mercenario Heinrich Kepler, dal quale aveva avuto una femmina e tre maschi, l’ultimo dei quali si chiamava Johannes e faceva l’astronomo e il matematico dell’Imperatore: Katherina era la madre di Giovanni Keplero. 

Einhorn, magistrato di Leonberg dal 1613 e il 1629, durante la sua carica accusò ben quindici donne di stregoneria, otto delle quali finirono al rogo. Un avversario potente, per di più consapevole che il suo comportamento da ubriaco gli avrebbe potuto procurare seri guai. Egli armeggiò per bloccare la causa civile intentata dalla vecchia e contemporaneamente si attivò per montare una falsa accusa contro Katharina, basata su voci e maldicenze, riuscendo a raccogliere numerose testimonianze contro di lei. Le manovre del magistrato furono agevolate dal fatto che la donna, come conferma lo stesso Keplero nelle sue lettere private, era assai poco cordiale e simpatica, pertanto erano numerose le persone disposte a parlarne male. Contro di lei era anche la storia famigliare: una zia che l’aveva educata era stata bruciata come strega qualche decennio prima. Infine commise l’errore fatale di tentare di corrompere Einhorn durante l’istruttoria. Katharina Kepler fu arrestata. 


Nel dicembre 1616 Keplero tentò di disinnescare la bomba rappresentata dal processo per stregoneria chiedendo e ottenendo dal duca di Württemberg il permesso di allontanare sua madre da Leonberg e di portarla con sé a Linz. Se la madre si fosse rassegnata a restare in Austria presso di lui, probabilmente avrebbe vissuto in pace i suoi ultimi anni. Ma Katharina era una vecchia testarda e battagliera, desiderosa di giustizia per l’aggressione subita e determinata ad affrontare il suo accusatore. Nel 1620 tornò a casa proprio con questi intenti, fino a che, nel mese di agosto di quello stesso anno, fu arrestata di nuovo e imprigionata con 49 capi d’accusa riguardanti la pratica della stregoneria. 

Keplero tornò precipitosamente nel Württemberg, affiancato dall'amico Christopher Besold (Besoldus), poliglotta professore di legge a Tubinga e ammiratore delle sue tesi astronomiche, che assunse l’incarico di avvocato difensore. Questo spiegamento di forze, inconsueto per un processo di stregoneria, dove di solito le inquisite erano donne povere e ignoranti, e la fama e il ruolo di Keplero, consigliarono il giudice di trasferire la causa ad un tribunale di grado superiore, a Güglingen. Finalmente, dopo altri mesi di battaglie procedurali, mentre Katharina languiva in una cella, si giunse alla presentazione di una memoria difensiva di 128 pagine, che conteneva una confutazione punto per punto delle accuse, in gran parte scritta da Keplero stesso. L’effetto di questo documento fu che si decise di chiedere il parere dell’Università di Tubinga, dove Keplero aveva studiato e dove Besoldus insegnava. 


Il responso dei professori sembrò inaspettatamente sfavorevole a Keplero e alla madre, che doveva essere portata di fronte al boia, il quale le avrebbe mostrato gli strumenti di tortura ingiungendole di pentirsi e di confessare. Ciò avvenne il 21 ottobre 1621. Pare che in quell'occasione la vecchia e ostinata Katharina abbia pronunciato le seguenti parole: “Fatemi ciò che volete. Anche se mi tiraste fuori dal corpo tutte le vene una dopo l’altra, non ammetterò nulla”. Poi cadde in ginocchio recitando il Paternoster. Di fronte a questa ennesima e coraggiosa dichiarazione di innocenza, il Duca del Württemberg deliberò che, avendo superato l’ordalia senza confessare, la madre di Keplero doveva essere liberata. Ciò fu eseguito immediatamente, mentre Keplero pagava tutte le spese del giudizio. Katharina Kepler morì nella sua casa di Leonberg il 13 aprile del 1622, da donna libera. 

L’impressione che si ricava da tutte questi avvenimenti è che, a un certo punto, si arrivò a un compromesso tra Keplero e i giudici, e che i dottori di Tubinga altro non suggerirono che una pantomima travestita da ordalia. Nella maggior parte dei casi, infatti, l’accusata di stregoneria, specialmente con la nomea e il carattere della vecchia Kepler, non se la sarebbe cavata così a buon mercato. Ma lei aveva dato i natali all’illustre Giovanni Keplero, così stimato alla corte imperiale da essere insignito di prestigiose cariche nonostante fosse un teologo luterano in un paese cattolico, per di più impegnato in un terribile conflitto proprio contro i Principi protestanti. E, diciamolo, Keplero poteva pagare cifre considerevoli. 

Katharina innocente, dunque? A dir la verità, non ne era sicuro neanche il figlio, che negli scritti posteriori pare proprio convinto che la madre fosse una strega. Gran parte del reddito della vecchia derivava dalla vendita di pozioni magiche che preparava lei stessa. Per gli studiosi moderni si trattava probabilmente di rimedi erboristici, ma la loro presunta efficacia derivava anche dagli incantesimi che la donna aveva imparato in famiglia, forse dalla zia arsa sul rogo, e dall'alone di magia che circondava i misteriosi componenti. Fu proprio questa attività, unita al carattere poco incline al compromesso e alla gentilezza, che resero credibili le accuse iniziali di Einhorn e fecero di Katharina l’imputata ideale di un processo per stregoneria. Alla fine se la cavò, però non si dica che in quell'occasione vinse la nuova scienza contro l’oscurantismo e l’intolleranza. Vinse il prestigio di Keplero, che l’imperatore apprezzava soprattutto come astrologo.

3 commenti:

  1. Altro che prestigio! Vinse solo perché all'epoca la magistratura ancora non era finita in mano comunista.

    K.Nonimo

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  2. Storia stupenda! Ma dove le trovi tutte queste cose?

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  3. La prima volta che venni a conoscenza di questa storia fu leggendo "Cosmo" di Carl Sagan. Volendo approfondire la vicenda, essendo appassionato di storia della scienza, ho avuto l'opportunità di leggere questo articolo. Complimenti Marco, molto interessante e ben scritto.

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