venerdì 12 maggio 2023

La grande marea di Chaucer

 


I
Canterbury Tales sono una raccolta incompiuta di novelle scritta dal grande poeta inglese Geoffrey Chaucer (1340/43 - 1400) nel decennio finale del Trecento. Il pretesto per la raccolta è il pellegrinaggio al santuario di Thomas Becket a Canterbury, nel Kent. I 30 pellegrini che intraprendono il viaggio si radunano al Tabard Inn di Southwark, borgo meridionale della città appena oltre il Tamigi. Accettano di partecipare a una gara di storie mentre viaggiano, e Harry Bailly, oste del Tabard, funge da maestro di cerimonie per la tenzone. La maggior parte dei pellegrini viene introdotta da vivaci brevi schizzi nel "Prologo generale". Intervallate tra i 24 racconti ci sono brevi scene che presentano scambi vivaci, che di solito coinvolgono l'ospite e uno o più pellegrini, tra i quali lo stesso autore. Chaucer non completò il piano completo del suo libro: il viaggio di ritorno da Canterbury non è incluso e alcuni pellegrini non raccontano storie. La lingua utilizzata da Chaucer è il Middle English, l’inglese che si era evoluto sotto l’influsso delle lingue scandinave e del franco-normanno, soprattutto nella sempre più importante zona di Londra.

Il dispositivo letterario ha permesso a Chaucer di riunire persone di ceti sociali diversi: cavaliere, priora, monaco; commerciante, uomo di legge, proprietario terriero, chierico erudito; mugnaio, e molti altri. La molteplicità dei tipi sociali, così come l'espediente stesso del concorso narrativo, ha permesso di presentare una collezione molto varia di generi letterari: leggenda religiosa, romanzo cortese, fabliau vivace, agiografia, racconto allegorico, sermone medievale, racconto alchemico e, a volte, miscele di questi generi. Le fonti utilizzate da Chaucer sono molteplici: dai lai bretoni, alle leggende arabo-moresche, dalla Historia Regum Britanniae di Goffredo di Monmouth al Decameron del nostro Giovanni Boccaccio. Il pellegrinaggio, che nella pratica medievale univa uno scopo religioso con il beneficio secolare di una vacanza primaverile, rendeva possibile un'ampia trattazione del rapporto tra i piaceri e i vizi di questo mondo e le aspirazioni spirituali per l'altro.


Ognuno dei racconti è narrato da un membro del gruppo di pellegrini (dovevano essere 4 per ciascuno dei trenta, per un totale di centoventi) e molti di essi contengono riferimenti all'astronomia. Questi sono insolitamente sofisticati, il che non sorprende se ricordiamo che Chaucer era abbastanza esperto di scienza da scrivere un trattato sull'astrolabio per il figlio. Alcune delle allusioni astronomiche più interessanti sono quelle che si trovano nella storia raccontata dal proprietario terriero (o allodoliere, Franklin), che ammira la cavalleria e i nobili ideali.

"Il racconto dell’Allodoliere"

Sebbene Chaucer abbia suggerito che la storia sia stata presa in prestito da un lai bretone, la sua fonte più probabile è il Decameron di Giovanni Boccaccio (quinta novella della decima giornata: Madonna Dianora domanda a messere Ansaldo un giardino di gennaio bello come di maggio; messere Ansaldo con l’obligarsi ad uno nigromante gliele dá; il marito le concede che ella faccia il piacere di messere Ansaldo, il quale, udita la liberalità del marito, l’assolve della promessa, ed il nigromante, senza volere alcuna cosa del suo, assolve messere Ansaldo). Si tratta di un topos abbastanza diffuso, in cui una donna ambita chiede a un corteggiatore non gradito di realizzare un’impresa ritenuta impossibile per concedergli le sue grazie. L’allodoliere inizia descrivendo il matrimonio di un cavaliere di nome Arveragus e della sua bellissima moglie, Dorigen, che vivono sulla costa rocciosa della Bretagna. Mentre il cavaliere è in guerra in Inghilterra, Dorigen è inconsolabile. Ogni volta che cammina lungo le scogliere vicino al suo castello, vede al largo le minacciose rocce nere che hanno causato la morte di tanti marinai e potrebbero mettere in pericolo il marito al suo ritorno.


Nel frattempo, un giovane scudiero di nome Aurelius si è segretamente innamorato di Dorigen. A una festa in giardino in primavera, osa rivelare il suo amore e chiederle i suoi favori. Lei risponde che accetterà i suoi abbracci se rimuoverà tutte le rocce dalla costa della Bretagna. Aurelius in un primo momento si dispera, ma poi torna a casa e prega il Sole di cooperare con la Luna nel provocare una marea eccezionalmente alta da coprire le rocce, in modo che possa poi mantenere a Dorigen la sua promessa. Aurelius chiede una marea "così grande che di almeno cinque braccia [30 piedi] sovrasti la roccia più alta della Bretagna". Ma l'alta marea non arriva durante quella primavera o estate, e nemmeno durante i successivi due anni, e Aurelio langue mentre attende invano.

Alla fine, Aurelius e suo fratello si recano nella città di Orleans per consultare uno studioso, un dotto chierico che possiede una conoscenza speciale del funzionamento dei cieli. Dopo aver chiesto un ingente compenso, lo studioso accetta di dare una mano, e i tre si dirigono verso la costa bretone dove "attraverso la sua magia" sembra far scomparire le rocce sotto le acque di un'alta marea. Il narratore conclude la storia raccontando come ciascuno dei personaggi mostri nobiltà: Dorigen racconta al marito della sua promessa avventata e si tormenta per essere stata infedele, Arveragus dice a sua moglie che deve mantenere la sua parola, Aurelius la libera dalla sua promessa e lo scienziato-mago di Orleans rinuncia al suo compenso.

Un aspetto di questa storia è sempre sembrato piuttosto strano agli specialisti di Chaucer. Dopo tutto, il ciclo ordinario di alta e bassa marea non è nulla che il pubblico del poeta avrebbe dovuto trovare sorprendente, soprattutto se avvezzo alle grandi maree della costa bretone e normanna. Chaucer è noto per aver visitato la Francia (e l’Italia) diverse volte negli anni 1360 e 1370 e doveva avere familiarità con le alte maree della Bretagna. La spiegazione di questo “magico” evento sta nel fatto che Chaucer potrebbe aver descritto una rara configurazione astronomica e una marea eccezionalmente alta verificatesi effettivamente nel XIV secolo.

La formulazione del racconto è abbastanza precisa per quanto riguarda il tempo e il periodo dell'anno, nominando anche il mese in cui i tre viaggiatori arrivano sulla costa bretone:

And this was, as thise bookes me remembre,
The colde, frosty seson of Decembre.
Phebus wax old, and hewed lyk laton,
That in his hoote declynacion
Shoon as the burned gold with stremes brighte;
But now in Capricorn adoun he lighte,
Where as he shoon ful pale, I dar wel seyn.
The bittre frostes, with the sleet and reyn,
Destroyed hath the grene in every yerd.
Janus sit by the fyr, with double berd,
And drynketh of his bugle horn the wyn;
Biforn hym stant brawen of the tusked swyn,
And "Nowel" crieth every lusty man.

E questa era, come questi libri mi fanno ricordare,
La stagione fredda e gelida di dicembre.
Febo [il Sole] invecchiò, con una tonalità come il rame,
Che nella sua calda declinazione,
Brillava come l'oro brunito con ruscelli luminosi;
Ma ora in Capricorno si illuminava,
Mentre brillava completamente pallido, oserei dire.
Le gelate amare, con il nevischio e la pioggia,
Hanno distrutto il verde in ogni cortile.
Giano siede accanto al fuoco, con doppia barba,
E beve il vino dal suo corno;
Davanti a lui sta la muscolatura del porco dalle zanne,
E "Natale" grida ogni uomo vigoroso.

Il grido "Natale" suggerisce un periodo nell'ultima parte di dicembre, poco prima o dopo Natale. La stessa parte di dicembre è indicata dalla menzione del dio romano bifronte Giano, allusione all'approssimarsi di gennaio. Il riferimento di Chaucer al Sole in Capricorno ci aiuta anche a definire il periodo dell'anno. Il Sole ha raggiunto la sua declinazione più meridionale quando è entrato nel Capricorno il giorno del solstizio d'inverno, che, a causa della precessione degli equinozi, durante la vita di Chaucer cadeva circa il 13 dicembre (ecco perché è sopravvissuto il proverbio “Santa Lucia è il giorno più corto che ci sia”). Anche il maiale macellato è un indicatore stagionale. Gli abbondanti indizi mostrano che questo passaggio descrive una giornata "fredda, gelida" che deve cadere tra il 13 dicembre e il 31 dicembre.

I calcoli astronomici

Sulla costa bretone il chierico d'Orléans lavora notte e giorno finché "finalmente ha trovato il tempo" per l'alta marea. Egli calcola le posizioni lunari e solari da una serie di "tavole di Toledo", un riferimento a quelle preparate nell'XI secolo dall'astronomo al-Zarqali (Arzachel) a Toledo, in Spagna, o alle Tavole Alfonsine compilate da astronomi arabi ed ebrei nella stessa città nel XIII secolo sotto la direzione del re Alfonso X di Castiglia. Chaucer ci fornisce uno dei passaggi astronomici più complessi di tutta la letteratura inglese mentre descrive i calcoli e la conseguente alta marea che nasconde le rocce:

His tables Tolletanes forth he brought,
Ful wel corrected, ne ther lakked nought,
Neither his collect ne his expans yeeris,
Ne his rootes, ne his othere geeris,
As been his centris and his argumentz
And his proporcioneles convenientz
For his equacions in every thyng.


Le sue tavole toledane tirò fuori
Molto ben corrette, non vi mancava nulla
Nè le sue osservazioni nè gli anni calcolati
Nè le sue radici, nè ogni altro meccanismo
Come sono i suoi centri e gli argomenti
E le sue proporzionali convenienze
Per le sue equazioni in ogni cosa.

And by his eighte speere in his wirkyng
He knew ful wel how fer Alnath was shove
Fro the heed of thilke fixe Aries above,
That in the ninthe speere considered is.
Ful subtilly he kalkuled al this.
Whan he hadde founde his firste mansioun,
He knew the remenaunt by proporcioun,
And knew the arisyng of his moone weel,
And in whos face, and terme, and everydeel;
And knew ful weel the moones mansioun
Accordaunt to his operacioun,
And knew also his othere observaunces
For swiche illusiouns and swiche meschaunces
As hethen folk useden in thilke dayes.
For which no lenger maked he delayes,
But thurgh his magik, for a wyke or tweye,
It semed that alle the rokkes were aweye.

E dall'ottava sfera nel suo funzionamento
Sapeva benissimo fino a che punto Alnath era spinto
Dalla testa di quell'Ariete fisso in alto,
Che nella nona sfera considerato è;
Sottilmente calcolò tutto questo.
Quando ebbe trovato la sua prima dimora,
Conosceva il resto in proporzione,
E conosceva bene il sorgere della sua luna,
E in quale fase, e termine, e tutto;
E conosceva benissimo la dimora della luna
Secondo la sua operazione,
E conosceva anche le altre sue osservazioni
Per tali illusioni e tali errori
Come usavano i pagani a quei tempi.
Per cui non più ebbe indugi,
Ma attraverso la sua magia, per una settimana o due,
Sembrava che tutte le rocce fossero sparite.


Per trovare la longitudine eclittica della Luna, un astronomo medioevale iniziava segnando la posizione media della Luna in un'epoca iniziale, chiamata
radix, "radice", e quindi sommava i moti medi tabulati durante l'intervallo di tempo trascorso per raggiungere la data cercata, espresso come somma di "collect years" (secoli e periodi di 20 anni), "expans years" (singoli anni contati da 1 a 19), mesi, giorni, ore e minuti. Calcolare l'angolo dalla posizione media alla posizione reale della Luna comportava la consultazione delle tavole per trovare quantità come "equazione del centro", "minuti proporzionali" ed "equazione dell'argomento": esattamente i termini usati da Chaucer in questo passaggio.

Trovare la posizione del Sole richiedeva un uso simile di ragionamenti ed equazioni, con un'ulteriore complicazione a cui alludeva la menzione di Chaucer di "Alnath", un nome medievale impiegato per Beta Tauri (che è ben visibile proprio in dicembre). Le 28 dimore erano gruppi di stelle vicine all'eclittica utilizzate come stazioni di riferimento per il moto quotidiano della Luna durante il mese siderale. Chaucer usa la distanza variabile tra Alnath e la "testa di quell'Ariete fisso" (il punto dell'equinozio di primavera, dove l'eclittica interseca l'equatore celeste) come metodo per misurare la precessione. Questo era importante per qualsiasi calcolo solare, perché la teoria medievale collocava il Sole in un'orbita geocentrica con le direzioni dell'apogeo e del perigeo in posizioni fisse tra le stelle nell'"ottava sfera", che eseguiva sia un costante precessione e un movimento oscillatorio (apparente), chiamato dagli astronomi tolemaici trepidazione, rispetto al punto dell'equinozio di primavera nella "nona sfera". Il calcolo della precessione era necessario per individuare l'asse maggiore dell'orbita del Sole, trovare la vera posizione del Sole e quindi dedurre la fase della Luna. L’accenno alle illusioni e agli errori dei pagani è dovuto al fatto che, per gli uomini incolti dell’epoca di Chaucer, i calcoli degli astrologi (maghi naturali) erano associati a operazioni demoniache.

Gli studiosi di Chaucer hanno a lungo definito questa sezione un passaggio problematico, noto per la sua difficoltà, e alcuni non sono andati molto oltre il notare che una luna nuova o piena produrrà un'alta marea. La complessità di questo passaggio, tuttavia, suggerisce che il chierico (o mago) di Orleans stia facendo un calcolo molto difficile, forse per trovare l'ora di una configurazione astronomica che produca l'escursione di marea più grande possibile.


La sparizione delle rocce

Diversi fattori indipendenti contribuiscono a produrre maree eccezionalmente alte. Le maree primaverili di portata maggiore si verificano due volte al mese, quando il Sole e la Luna sono in sizigia (cioè quando la Luna è nuova o piena) e le loro forze individuali di innalzamento della marea si combinano per un effetto netto maggiore. Due volte all'anno, nei periodi noti come "stagioni delle eclissi", si verificano lune nuove e piene con il Sole e la Luna vicino ai nodi dell'orbita lunare. Si verifica quindi un'eclissi solare o lunare, così come un ulteriore potenziamento delle forze di innalzamento della marea. Le maree di perigeo di portata maggiore si verificano una volta al mese, quando la Luna è più vicina alla Terra. La forza di innalzamento della marea del Sole è massima una volta all'anno, al momento del perielio terrestre.

In alcuni anni è possibile che tutte e quattro queste condizioni siano soddisfatte quasi contemporaneamente. Scrivendo nel 1913, gli oceanografi svedesi Otto e Hans Pettersson descrissero eventi così straordinari e osservarono che questa situazione "produce un massimo assoluto della forza che genera la marea". Nel suo lavoro del 1986, Tidal Dynamics, Fergus Wood concorda. Fa anche un accenno di passaggio a un evento che chiama "l'alta marea assoluta vissuta nel 1340 d.C.", descrivendolo con la frase "massime maree sigiziali, una circostanza molto rara".


Incuriositi da questo riferimento a un evento di marea estremo nel XIV secolo, Donald Olson e il suo gruppo di ricerca hanno usato i metodi di Astronomical Algorithms di Jean Meeus (Willmann-Bell, 1991) per cercare le date delle eclissi con la Luna vicino al perigeo e la Terra vicino al perielio. Il programma per computer ha cercato gli allineamenti seguendo i movimenti di cinque linee immaginarie: la linea che unisce Terra e Sole, la linea che unisce Terra e Luna, l'asse maggiore dell'orbita della Luna, la linea dei nodi dell'orbita della Luna e l'asse maggiore dell'orbita terrestre. Un perfetto allineamento di tutte e cinque le linee non si verifica mai effettivamente; quindi, si sono cercate eclissi senza che nessuna coppia di esse fosse disallineata di più di 10 gradi.

Un modello sorprendente è evidente da questo elenco. Le date cadono in gruppi e questi sono separati da intervalli di oltre 1.000 anni in cui non si verificano. I calcoli precisano la rarità di questi allineamenti e confermano anche la data del 1340 citata da Wood. Questo tipo di allineamento si è verificato solo una manciata di volte nella storia documentata. Non succederà più fino al 3089. Inoltre, le conseguenti alte maree sono cadute nella seconda metà di dicembre, subito dopo il solstizio d'inverno e con il Sole in Capricorno, coincidendo esattamente con le circostanze descritte da Chaucer in The Franklin's Tale!

Sebbene ai primi studiosi mancasse il nostro concetto moderno di forze di marea, essi associarono sicuramente le escursioni di marea ai fenomeni astronomici. Un trattato del XIII secolo descriveva le maree primaverili dicendo che "quando il Sole e la Luna sono in congiunzione, il potere della Luna diventa più forte e la marea aumenta e diventa forte". La stessa opera si riferiva alle maree di perigeo osservando che quando la Luna "si avvicina al punto più vicino alla Terra, la sua potenza aumenta, e quindi l'innalzamento del mare è forte". Diversi trattati associavano un periodo di alta marea al solstizio d'inverno e quindi, indirettamente, al momento di massimo avvicinamento tra la Terra e il Sole. Chaucer avrebbe capito, almeno in modo qualitativo, che gli allineamenti celesti nel dicembre 1340 avrebbero influenzato in modo significativo le maree.

Anche se i porti precisi visitati da Chaucer nei suoi viaggi in Francia non sono noti, la costa della Bretagna è famosa per le sue notevoli maree. A St. Malo l'escursione media della marea è di 8 metri, la marea primaverile varia in media di 11 metri e sono possibili maree di perigeo con escursioni superiori a 13,5 metri. Maree ancora più grandi si verificano a Mont-St. Michel, a breve distanza a est di St. Malo. Per secoli turisti e pellegrini hanno camminato verso l'abbazia di Mont-St. Michel con la bassa marea, poi osservato la marea in rapido aumento fare del sito un'isola.

Chaucer e il 1340

Ma se Chaucer visitò la Francia negli anni 1360 e 1370 e scrisse The Canterbury Tales durante gli anni dopo il 1390, perché dovrebbe essere a conoscenza di un'alta marea avvenuta nel 1340? Possiamo suggerire due possibili ragioni.

In primo luogo, Chaucer deve aver acquisito familiarità con le maree nel Tamigi quando prestava servizio come controllore dell'ufficio doganale e era responsabile della costruzione dei moli del porto di Londra. Fu anche nominato membro di una commissione reale per sovrintendere alle riparazioni di muri e fossati sul Tamigi inferiore. Chaucer potrebbe aver dovuto chiedere ai marinai più anziani ed esperti informazioni sulle maree più alte che avessero mai visto.

La seconda possibilità è più intrigante. Nella biografia di Chaucer del 1977, John Gardner colloca la sua nascita "intorno al 1340, forse all'inizio del 1341". Quando Chaucer stava imparando l'astronomia, gli astrolabi e le tavole astronomiche durante gli anni 1380 e 1390, è plausibile immaginare che avrebbe potuto indagare sul proprio oroscopo. Chaucer potrebbe aver scoperto la notevole configurazione di innalzamento della marea nel 1340 mentre utilizzava le Tavole Alfonsine per calcolare le posizioni solari e lunari vicino al momento della sua nascita.

Quando scrisse i Canterbury Tales, Chaucer era esperto nella scienza celeste del suo tempo. È probabile che abbia fatto appello a questa conoscenza speciale e abbia usato i cieli e le alte maree del dicembre 1340 come ispirazione per il dispositivo centrale della trama in The Franklin's Tale.


Riferimento principale
:

Olson, Donald W.; Laird, Edgar S.; Lytle, Thomas E., High Tides and The Canterbury Tales, Sky & Telescope, April 2000