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martedì 21 giugno 2022

Whoroscope, l’esordio modernista di Samuel Beckett

 


Whoroscope è una parola portmanteau, cioè formata dall’unione di altre due parole. Le parole in questione sono whore (puttana) e horoscope (oroscopo). Pertanto, il titolo di questo componimento in versi scritto di getto il 15 giugno 1930 dal poeta, scrittore, saggista e drammaturgo irlandese Samuel Beckett (1906-1989), è stato reso in italiano sia come Puttanoroscopo sia come Oroscopata. Si tratta di un poemetto volutamente arcano, esageratamente intellettuale, pieno di citazioni erudite, turpiloquio e accostamenti blasfemi. Innegabili le ascendenze joyciane di questo centinaio di versi modernisti. 

Il poeta Andrew Goodspeed, in Contemporary Poetry Review, lo definì "Obliquo, resistente e complesso per lo studioso come lo è per il lettore inesperto... squallore per amore dello squallore, indulgenza nell'oscurità, oscurità infinita, oscurantismo inutile, erudizione incomprensibile, riferimento all'introvabile personale e l'occasionale inspiegabile diversione verso ciò che sembra un degrado senza motivo dell'umanità... tentacolare, brusco, divertente, oscuro, disgustoso, fantasticamente referenziale e, soprattutto, annotato. Tradisce l'erudizione provocatoria, il ghigno intellettualistico e il confronto verbale che Beckett adottò presto". 

Nel 1930 Beckett stava leggendo la Vita di Cartesio di Adrien Baillet, il quale aveva scritto la prima biografia del filosofo nel 1691. Un aneddoto fornì lo spunto per il tema previsto da un concorso indetto da alcuni intellettuali inglesi residenti a Parigi: il Tempo. Pare infatti che Cartesio fosse restio a dichiarare la sua data di nascita, temendo che qualche astrologo potesse da essa ricavare la data di morte. Un altro fatto che fece da spunto fu la disgustosa abitudine del filosofo di mangiare uova covate a lungo. 

Il poemetto si apre con Cartesio che dà al suo servitore Gillot un uovo affinché glielo cucini. Ma l’uovo è troppo fresco e Cartesio si raccomanda a Gillot affinché aspetti che sia abbastanza guasto e vecchio prima di prepararglielo. Si alternano così versi in cui Cartesio chiede a che punto è l’uovo ad altri in cui si lascia andare a ragionamenti più o meno oscuri. 

Forse perché gli altri partecipanti avevano inviato opere piuttosto scadenti, o per l’audacia stilistica dell’opera, lo scrittore Richard Aldington, che aveva l’incarico di selezionare i testi, non ebbe dubbi nell’assegnare al giovane Beckett l’alloro del vincitore e un premio di dieci sterline. 

Whoroscope venne pubblicato in un’edizione limitata di 300 copie in ottavo a Parigi da The Hours Press (una di queste oggi costa una fortuna). Fu la prima opera di Beckett ad uscire autonomamente in volume. E, di fatto, aprì la strada alla sua carriera. 

L’originale si può trovare in rete in diversi indirizzi, ad esempio qui, dove compaiono le note originali fornite dall’autore. Personalmente ho azzardato un adattamento, aggiungendo in corsivo alle note di Beckett alcuni chiarimenti che ritengo utili per la comprensione dell’opera, sempre che sia possibile capirla del tutto. 


Oroscopata 

Che cos'è? 
Un uovo?1 
Per i fratelli Boot2 puzza di fresco. 
Datelo a Gillot3

Galileo come stai? 4 
e i suoi terzi consecutivi! 
lo schifoso vecchio copernicano pendolatore di pesi, figlio di una vivandiera! 
Ci stiamo muovendo, disse ce ne andiamo - Porca Madonna!* 
come un nostromo o un sacco di patate 
impostore alla carica 
Non si sta muovendo, sta commuovendo. 

Che cos'è? 
Un po' di fritto di verdure o uno ai funghi? 
Due ovaie frustate con prosciutto*? 
Per quanto tempo l'ha uterato, quella piumata? 
Tre giorni e quattro notti? 
Datelo a Gillot 

Faulhaber, Beeckmann e Pietro il Rosso5, 
arrivano ora nella valanga nuvolosa o nella nuvola cristallina rosso sole di Gassendi 
e vi prenderò a sassate tutte le galline e mezzo 
o in mezzo alla giornata metterò una lente a collo di bottiglia sotto la coperta 
Pensare che era mio fratello6, Pierre il Colosso, 
e non un sillogismo fuori da lui 
non più che se ci fosse dentro ancora papà. 
Ehi! Passa sopra quelle monetine 
dolce sudore macinato del mio fegato ardente! 
Erano i giorni in cui sedevo nella stanza bollente. 
gettando Gesù fuori dal lucernario. 
Chi è quello? Hals7? 
Fatelo aspettare. 

La mia strabica suonata8! 
Io mi nascondevo e tu cercavi. 
E Francine, mio prezioso frutto di feto casalingo! 
Che esfoliazione! 
La sua piccola grigia epidermide scorticata e le tonsille scarlatte!9 
La mia unica bambina 
Flagellata da una febbre a ristagnare sangue torbido-Sangue! 
Oh Harvey10 amato 
Come potranno il rosso e il bianco, i molti nei pochi, 
(caro Harvey turbinoso di sangue) 
vorticare attraverso quel battitore incrinato? 
E il quarto Enrico venne alla cripta della Freccia11. 
Che cos'è? 
Per quanto tempo? 
Sieditici sopra. 

Un vento diabolico scagliò la mia ricerca disperata di pace 
contro le aguzze guglie dell'unica signora: 
non una o due volte ma... 
(Corpo di Cristo, covalo!) 
in un solo annegamento di sole 
Gesuitastri per favore copiate). 
Quindi avanti con le calze di seta 
il completo in maglia e la pelle morbida... 
che dico, il tessuto morbido... 
E avanti verso Ancona, sul luminoso Adriatico12, 
e addio per un attimo alla chiave gialla dei Rosacroce. 

Non sanno cosa fece il maestro di ciò che fanno, 
che il naso sia toccato dal bacio di tutti 
aria marcia e dolce, 
e i tamburi, e il trono dell'entrata fecale, 
e gli occhi dai suoi zig-zag 
Quindi Lo beviamo e Lo mangiamo13 
e il Beaune acquoso e i pezzetti stantii di pane Hovis
perché Egli può danzare 
più vicino o più lontano dal Suo Sé Danzante 
e un triste o vivace come chiede il calice o il vassoio 
Com'è, Antonio? 
Nel nome di Bacon mi tirerai fuori quell'uovo. 
Devo ingoiare i fantasmi delle caverne? 

 Anna Maria!14 
Legge Mosè e dice che il suo amore è crocifisso. 
Purtroppo! Purtroppo! 
È fiorita e appassita, 
un pallido parrocchetto abusivo in una finestra di maggio. 
No, credo a ogni sua parola, te lo assicuro 
Sbaglio, ergo sum! 
Il timido vecchio struscione! 
suonò e diede le gambe15 
e si abbottonò il gilet redentorista. 
Non importa, che passi. 
Sono un ragazzo audace lo so 
quindi non sono mio figlio 
(se mai fossi un portinaio) né quello di Joachim mio padre 
ma la scheggia di un bastone perfetto16 che non è né vecchio né nuovo, 
il petalo solitario di una grande rosa alta e brillante. 

Sei maturo finalmente, 
il mio stronzetto pallido in doppiopetto 
Quanto odora forte, 
questo aborto di un neonato! 
Lo mangerò con una forchetta da pesce. 
Bianco e tuorlo e piume. 
Poi mi alzerò e mi muoverò commosso 
verso Raab delle nevi, 
l'amazzone assassina confessata dal papa di mattina, 
Cristina lo squartatore17. 
Oh Weulles18 
risparmia il sangue di un Franco 
Che ha salito i gradini amari, 
(René du Perrron...!) 
e concedimi la mia seconda 
imperscrutabile ora senza stelle. 


Note

1. René Descartes, Seigneur du Perron, amava la frittata di uova covate da otto a dieci giorni; di più o di meno sotto la gallina e il risultato, dice, è disgustoso. Teneva per sé la data del proprio compleanno in modo che nessun astrologo potesse prevedere la data della sua morte. La Spola di un uovo puzzolente pettina l’ordito dei suoi giorni. 

2. Nel 1640 i fratelli Boot rifiutarono Aristotele a Dublino. 

Beckett aveva trovato questo dettaglio in un libro dello storico e filosofo John Pentland Mahaffy, che racconta di come i fratelli Boot furono incoraggiati dall’erudito arcivescovo anglicano James Ussher a pubblicare la loro refutazione di Aristotele, “che avevano pensato da tempo e costruito in reciproca conversazione”. Il testo fu pubblicato nel 1642 (e non nel 1640) a Dublino. 

3. Descartes passava i problemi più facili di geometria analitica al suo cameriere Gillot. 

L’ugonotto Jean Gillot, aiutante di Cartesio, risolveva i problemi di matematica giudicati troppo banali dal suo padrone. 

4. Fare riferimento al suo disprezzo per Galileo Jr., (che confuse con il più musicale Galileo Sr.), e ai suoi opportuni sofismi riguardo al movimento della Terra. 

Beckett fa riferimento a Vincenzo Galilei, padre di Galileo, grande liutista e teorico musicale, che aveva riscoperto la proporzione tra le frazioni di numeri interi e le scale armoniche. Da qui l’accento ai “terzi consecutivi” della riga successiva. Galileo apparteneva alla generazione precedente a quella di Cartesio, ma il francese sosteneva di aver scoperto per primo la legge quadratica inversa della caduta dei corpi e, in una lettera a Mersenne del 1638, criticava il metodo scientifico del pisano. Cartesio concepiva il movimento solo in un mezzo e rifiutava di ammettere che le astrazioni, fisicamente irrealizzabili, possono servire al progresso della scienza. Gli mancava il senso delle condizioni dell'applicazione della matematica a questioni diverse da quelle dei numeri, delle forme e delle grandezze geometriche, sentimento che Galileo possedeva, al contrario, al massimo grado. 

* In italiano nel testo. Nel secondo caso è probabile un gioco di parole Prosciutto/Prostata. 

5. Risolse i problemi presentati da questi matematici. 

L’olandese Isaac Beeckman, che aveva conosciuto a Breda, il tedesco Johann Faulhaber, conosciuto a Ulm, e Peter Roten di Norimberga (Pietro il Rosso) furono colpiti dalle abilità matematiche di Cartesio. Pierre Gassendi fu un oppositore della teoria della conoscenza di Cartesio perché non basata sull’esperienza dei sensi. 

6. Il tentativo di truffare la parte del fratello maggiore Pierre de la Bretaillière - Il denaro che aveva ricevuto come soldato. 

Pierre Descartes, signore de la Bretaillière, magistrato e deputato al parlamento di Bretagna, era il fratello maggiore di Cartesio. I due ebbero delle dispute sul possesso e la vendita di alcuni terreni appartenuti alla famiglia. Troppo dedito agli studi e in cerca di mezzi di sostentamento, Cartesio invidiava la sicurezza economica dei parenti più prossimi, ottenuta grazie ad accurati investimenti immobiliari e all’ottenimento di cariche. 

All’età di 25 anni, ottenne un'eredità dalla defunta madre e si assicurò il permesso di suo padre di vendere alcune fattorie e case nel Poitou, forse con l'intesa che avrebbe utilizzato il ricavato per acquistare un redditizio ufficio di rifornimento dell'esercito francese. Ma non fece nulla del genere, e il reddito di 40.000 lire realizzate dalle proprietà del Poitou e da altri immobili venduti nel corso degli anni - forse da sei a settecento lire all'anno - furono usati per assicurare a Cartesio quella "modesta indipendenza" che significava che poteva scrivere filosofia per il resto della sua vita. 

Come orgogliosamente scrisse nel Discorso, "non ero, grazie al cielo, in una condizione che mi obbligasse a fare merce di scienza per il miglioramento della mia fortuna". Rifiutandosi di acquistare un ufficio, non mostrando alcun interesse a sposare un'ereditiera, divenne, un parassita di famiglia. Forse, nel 1628, ne aveva avuto abbastanza di tutta quella disapprovazione familiare e, all'età di 32 anni, prese il denaro e corse in Olanda, per non rivedere mai più suo padre, o per non avere più a che fare con il fratello maggiore, tranne quando aveva bisogno di più soldi. 

7. Franz Hals. 

Frans Hals (1580 – 1666) fu un pittore olandese contemporaneo di Rembrandt, come lui protagonista del Secolo d’Oro della pittura olandese. Eseguì il più famoso ritratto di Cartesio. 

8. Da bambino giocava con una ragazzina strabica. 

I biografi sostengono che Cartesio considerava positivamente questo difetto dell'amica di poco più grande di lui. 

9. Sua figlia morì di scarlattina all'età di sei anni. 

Figlia illegittima di Cartesio e di Helena van der Strom, Francine morì di scarlattina nel 1641 ad Amersfoort, nei Paesi Bassi. Poco dopo morì anche la madre, liberando il filosofo da accuse presenti e future di immoralità. 

10. Onorava Harvey per la sua scoperta della circolazione del sangue, ma non ammetteva che egli avesse spiegato il movimento del cuore. 

11. Il cuore di Enrico IV fu portato al collegio dei Gesuiti di La Flèche mentre Descartes vi era ancora studente. 

Cartesio fu, tra il 1604 e il 1612, tra i primi studenti dell’istituzione voluta dal sovrano. 

12. Le sue visioni e il pellegrinaggio a Loreto. 

Cartesio visse all’estero la maggior parte della sua vita da adulto, soprattutto in Olanda. Anche la vita militare (era un volontario non retribuito, avendo propri mezzi e un valletto) era per lui l’occasione per viaggiare e conoscere persone, luoghi, usi e costumi. Come racconta egli stesso nel Discorso sul metodo, “Perciò, appena l'età mi permise di uscire dalla soggezione de' miei precettori, lasciai interamente lo studio delle lettere; e deciso a non cercare più conoscenza di quella che si potrebbe trovare in me o nel grande libro del mondo, impiegai il resto della mia giovinezza a viaggiare, a vedere corti ed eserciti, ad associarmi con persone di vari stati d'animo e condizioni, per raccogliere varie esperienze, per mettermi alla prova negli incontri che la fortuna mi proponeva, e ovunque per fare tali riflessioni sulle cose che si presentavano da cui potevo trarne profitto”. 

La notte del 10 novembre 1619 Cartesio fece tre sogni. Si era all'inizio della Guerra dei Trent'anni ed egli approfittò di una tregua per rinchiudersi per l'inverno in una stanza riscaldata da una stufa in Baviera. Questi tre racconti di sogni, cui Beckett fa cenno (come il “vento diabolico" che soffia nel secondo di essi) sono riportati, in francese, dal Baillet, che li aveva tradotti da un documento autografo di Descartes, scritto poco dopo questi sogni, in latino. 

Tra i molti paesi che Cartesio visitò c’era l’Italia, dove si recò per esaudire un voto fatto dopo i sogni che gli ispirarono la sua filosofia e l’abbandono della vita militare. Si recò infatti in pellegrinaggio alla Santa Casa di Loreto. Durante il soggiorno in Germania, cercò invano di mettersi in contatto con qualche membro della misteriosa setta dei Rosacroce. 

13. La sua sofisticheria eucaristica, in risposta al giansenista Antoine Arnauld, che lo sfidava a conciliare la sua dottrina della materia con la sua dottrina della transustanziazione. 

Questa parte è una evidente parodia del rito eucaristico sotto le due specie del pane del vino. Beaune è una località della Borgogna nota per i suoi eccellenti vini. Insomma, pane intinto nel buon vino di Borgogna. Hovis è una nota marca di pane e biscotti. I giochi verbali continuano con Bacon, che può essere il filosofo naturale Francis Bacon o la pancetta da friggere con le uova. 

14. Schurmann, l'intellettuale olandese, pia allieva di Voetius, avversario di Cartesio. 

Anna Maria van Schurman fu una pittrice, poetessa e studiosa, nota soprattutto per la sua eccezionale cultura e la sua difesa dell'educazione femminile. Era una donna altamente istruita, che eccelleva in arte, musica e letteratura, e divenne esperte in quattordici lingue, tra cui latino, greco, ebraico, arabo, siriaco, aramaico ed etiope, oltre a varie lingue europee contemporanee. Fu anche la prima donna a studiare non ufficialmente in un'università olandese. Fu amica del teologo calvinista Gisbertus Voetius (Gijsbert Voet), che continuò a polemizzare con Cartesio per tutta la vita. 

15. Sant'Agostino ha una rivelazione nel boschetto e legge San Paolo. 

Un altro gioco di parole: “He tolle'd and legge'd” (suonò e diede le gambe), che richiama le parole latine tolle, lege (prendi e leggi), che sant’Agostino udì nella macchia prima di convertirsi. 

16. Egli prova Dio per esaustione. 

Il metodo di esaustione è un procedimento geometrico, attribuito ad Eudosso di Cnido, per calcolare aree di varie figure geometriche piane. Consiste nella costruzione di una successione di poligoni che convergono alla figura data. L'area della figura risulta essere quindi il limite delle aree dei poligoni. Ad esempio, all'aumentare del numero dei lati dei poligoni le figure tenderanno ad avvicinarsi alla forma del cerchio, considerato il poligono con infiniti lati e quindi il più perfetto. Cartesio adottò un metodo simile per dimostrare l’esistenza di Dio, Secondo il filosofo, infatti, l’esistenza di Dio può essere conosciuta mediante una semplice considerazione della sua natura e Cartesio cercò di dimostrare questa tesi partendo dalla premessa che dire che qualcosa è contenuto nella natura o nel concetto di un ente equivale a dire che quel qualcosa è vero dell’ente in questione aggiungendo che un’esistenza necessaria e perfetta è contenuta nel concetto di Dio. E se Dio è perfetto, allora esiste. Un’altra versione un po’ deboluccia dell’argomento ontologico. 

17. Cristina, regina di Svezia. A Stoccolma, in novembre, chiedeva a Cartesio, che era rimasto a letto fino a mezzogiorno per tutta la vita, di essere con lei alle cinque del mattino. 

Una delle teorie più accreditate riguardo alla morte di Cartesio alla corte svedese spiega che morì di polmonite perché le stanze dove lo riceveva la Regina prima dell'alba erano troppo fredde. Qui Beckett paragona Cristina a Raab, la locandiera (o prostituta?) biblica che accolse e protesse a Gerico due spie israelite prima dell’assalto degli Ebrei, fu risparmiata con la sua famiglia durante la conquista e avrebbe poi sposato uno dei progenitori di Cristo. 

18. Weulles, medico peripatetico olandese alla corte svedese, nemico di Cartesio. 

Johan van Weulles era un medico di corte a Stoccolma, che alcuni accusarono di aver avvelenato il filosofo francese. Il miglior medico della regina, il suo «protomedico», era francese. Si chiamava du Ryer, ed era amico di Cartesio, di cui ammirava le opere, ma il caso volle che, quando Cartesio cadde malato, du Ryer fosse lontano da Stoccolma. La regina, perciò, inviò al filosofo il suo «secondo dottore», l’olandese Weulles. Secondo Baillet, Weulles era “nemico giurato di Cartesio fin dai tempi dell'offensiva sferrata contro di lui dai pastori e dai teologi di Utrecht e di Leida”. Weulles era stato alleato dei membri anticartesiani dell'ambiente accademico olandese, e per di più, stando sempre a Baillet, voleva “vedere Cartesio morto”. Baillet menziona la voce che cominciò a circolare subito dopo il decesso del filosofo: che fosse stato avvelenato da Weulles d'intesa con altri personaggi della corte, gelosi del suo posto nel cuore della regina; altri odiavano la sua filosofia e lo consideravano un ateo. Cartesio era un cattolico e la regina, come la maggior parte dei suoi sudditi, era luterana. Molti temevano l'influenza di un cattolico sulla sovrana, la quale, ironia della sorte, si sarebbe poi convertita al cattolicesimo, abdicando e stabilendosi poi a Roma (“confessata dal papa di mattina”).

sabato 8 maggio 2021

John Hargrave, tra utopia, arte e politica

John Hargrave fu molte cose: ambientalista, politico radicale, pioniere del reddito universale, romanziere thriller e fantascientifico, guaritore, inventore, maniaco del controllo e sempre, anche alla fine, un sognatore utopico. Politico socialmente attivo dagli anni '20 agli anni '40, la sua principale eredità è la fondazione di due eccentriche organizzazioni britanniche: il Kindred of the Kibbo Kift e le Camicie Verdi. Il primo fu un movimento giovanile di ritorno alla natura pieno di pratiche magiche e ambizioni sociali. Il secondo era un gruppo militante (ed effimero partito politico) dedito a propagandare ad alta voce il reddito di base universale. Le due organizzazioni alla fine sono crollate (e sono quasi completamente svanite dalla memoria pubblica), ma entrambe meritano una rievocazione nella società politicamente ed economicamente fragile di oggi, che presenta molte analogie con la turbolenta Inghilterra tra le due guerre da cui sono nate.

Da giovane – Nato nel 1894, secondo figlio di Gordon Hargrave, uno squattrinato quacchero, John ebbe un'educazione non convenzionale. Suo padre era un paesaggista itinerante, in giro per il paese alla ricerca di un lavoro qualsiasi. John ricevette un'istruzione formale minima, ma questo non sembrava trattenere il suo talento precoce di disegnatore dotato. A 14 anni, con l'amore per la natura già instillato in lui dai suoi genitori quaccheri, Hargrave si unì al crescente movimento dei Boy Scout. In questo periodo scoprì anche gli scritti del naturalista Ernest Thomas Seton. Seton era un sostenitore delle abilità artigiane; vedeva il mondo naturale come la scuola perfetta per insegnare ai ragazzi come diventare cittadini a tutto tondo e dalla mentalità indipendente. Le sue idee coincidevano molto con il movimento Scout britannico istituito da Lord Baden-Powell: una sovrapposizione sospetta secondo Seton. Alla fine, egli avrebbe accusato Baden-Powell non solo di copiare le sue teorie sulla vita all'aria aperta, ma anche, peggio ancora, di aver distorto queste teorie per modellare i bambini in obbedienti soldati in addestramento. Seton, le cui idee si concentravano tanto su qualsiasi attività all'aperto quanto sulla spiritualità dei nativi americani e sul rifiuto della cieca sottomissione all'autorità, disprezzava l'insistenza dello Scoutismo sull’"obbedienza indiscussa ai genitori, ai capi delle pattuglie e ai capi scout, e la lealtà patriottica alla chiesa e allo stato".

Questa rottura tra Seton e Baden-Powell è essenziale per comprendere il corso della vita di John Hargrave, perché finì per innescare la scissione quando anch’egli decise di abbracciare un percorso mistico e anti-establishment. Da adolescente era innamorato del movimento Scout, scalandone i ranghi e assumendo il nome di White Fox (probabilmente in omaggio a Seton che si era chiamato Black Fox), diventando un rispettato esperto di artigianato in legno. Da sempre un eclettico, si manteneva disegnando; a 17 anni era impiegato come fumettista capo per il London Evening News, diventando il più giovane fumettista a lavorare in Fleet Street.

Poi scoppiò Prima guerra mondiale e tutto cambiò. Nel 1914, Hargrave si offrì volontario, ma da pacifista impegnato, rifiutò l’azione militare, assumendo invece il ruolo di barelliere nel sanguinoso orrore della guerra di trincea. Tornò in Inghilterra segnato dalle sue esperienze, dalla sua fede nel pacifismo più ferma che mai e dal sogno di trasformare il mondo in un luogo meno brutale. Rientrato negli Scout, vedeva l'organizzazione sotto una nuova luce. Gestito da ex militari che trattavano il movimento come un servizio di reclutamento per una nuova generazione di soldati, Hargrave era disgustato. Gli scout divennero inaccettabili, e da quando venne quasi considerato il loro capo, decise invece che aveva bisogno di creare qualcosa di completamente nuovo, un movimento che potesse legare i suoi sogni utopici con l’amore per la natura e il suo interesse per l'antica saggezza magica rappresentata dal nascente movimento teosofico. Nel 1920, all'età di 26 anni, annunciò che si sarebbe allontanato dagli Scout per formare il suo gruppo, in parte movimento, in parte culto della personalità: i Fratelli del Kibbo Kift, da un nome arcaico nel dialetto del Kent che significa "prova di grande forza". L'idea era che un corpo di uomini e donne, estratto dalla massa, avrebbe agito da catalizzatore in una società corrotta e priva di direzione e l'avrebbe ricondotta alla salute e alla ricchezza.

Il Kibbo Kift - La chiave della filosofia Kibbo Kift era l'idea della pace globale e della rigenerazione dell'uomo urbano attraverso una vita all'aria aperta, l'allenamento fisico, la pratica dell'artigianato e la reintroduzione dei rituali nella vita moderna. L'ideale di Hargrave era quello di creare lo "strumento umano" attraverso la disciplina fisica e mentale, che a sua volta avrebbe forgiato una nuova civiltà mondiale non schiava di concetti come classe, razza o stato nazione. Il Kibbo Kift era una fusione di varie idee. Hargrave mescolava l'antica iconografia popolare inglese con la spiritualità dei nativi americani interpretata da Ernest Seton. A differenza degli scout, il suo movimento giovanile era aperto allo stesso modo a ragazzi e ragazze (ma prevedeva elaborate prove di iniziazione): Hargrave, che aveva una sorta di immagine messianica di sé, considerava la creazione del Kift nientemeno che un modo per salvare l'umanità.

La visione elitaria che Hargrave immaginava per il Kibbo Kift doveva molto anche alle idee utopistiche di H.G. Wells, in particolare in libri come A Modern Utopia (1905) e Men Like Gods (1923). Wells parlava della nuova "nobiltà" come di una illuminata élite di amministratori, che avrebbero dato vita a una meritocrazia selezionata da rigorosi test fisici e mentali. L'impatto di Wells sulle visioni di Hargrave fu importante. Wells era stato il principale sostenitore di uno stato mondiale. Era un convinto sostenitore del fatto che i mondi futuri avrebbero dovuto essere liberati dai pregiudizi nazionalisti e sciovinisti meschini. Wells contribuì a creare un’attitudine mentale in cui i Fratelli trovarono nuovi stimoli di ambizione e fantasia. Hargrave avrebbe invitato Wells nel Consiglio consultivo del Kibbo Kift, sebbene non ci siano prove che abbia mai preso parte ad alcuna attività della Fratellanza.

La Fratellanza era divisa in varie tribù sparse per il paese, ognuna teoricamente aperta a chiunque potesse seguirne le regole, ma esse non erano le più facili da seguire. L'abbigliamento di ogni associato doveva essere fatto a mano per essere conforme a un rigoroso codice. C'era un'uniforme di base con cappuccio, farsetto e mantello che ricordava l'abito contadino anglosassone, e un'uniforme molto più elaborata richiesta per i quattro incontri annuali delle varie tribù, che era una veste cerimoniale cucita a colori vivaci, insieme con varie maschere di animali. Nelle riunioni cerimoniali più grandi, i diversi clan, tribù e logge sfilavano con i loro totem tribali: tutti erano invitati a scolpire il proprio totem personale. Secondo Hargrave, la cucitura di abiti e l'adozione di nuovi nomi (i membri si chiamavano come uccelli, lupi, volpi e così via) avrebbero aiutato a liberare i giovani dalle trappole della moderna società di massa, che sembrava correre verso il baratro. Gli adepti partecipavano a elaborati balli, cantavano canzoni, raccontavano storie, discutevano e condividevano abilità artigianali. Il movimento era piccolo: i numeri non sono mai stati più di un migliaio, ma Hargrave era un propagandista prolifico e riuscì ad attirare l'attenzione dei membri dell'élite culturale.

Sembra che i trascorsi di Hargrave come disegnatore e fumettista abbiano avuto una grande influenza sulle insegne del Kibbo Kift: i loro abiti sono graficamente sorprendenti, coperti da miscele altamente stilizzate di motivi popolari pagani e immagini fantasiose di macchinari moderni. Fu un tentativo di mettere insieme l'antico con il moderno, per iniettare un senso di magia e meraviglia in un mondo in cui l'industrializzazione era ancora una cosa relativamente nuova e, dopo gli eventi della Prima guerra mondiale, potenzialmente terribile.


Nonostante la documentazione di Hargrave della struttura di base del Kibbo Kift, approfondita nel suo libro del 1927 The Confession of the Kibbo Kift era particolarmente reticente quando si trattava di descrivere i rituali magici del gruppo, alludendo alle cerimonie senza rivelarne i dettagli, forse per paura di incomprensioni in un paese che si considerava ancora intrinsecamente cristiano. Nel libro egli criticò aspramente le “assurdità razziali e le sciocchezze nordiche'' che analoghi gruppi di ritorno alla terra, come il Sangue e Suolo, stavano sposando in Germania, prevedendo il loro potenziale pericolo per la pace. Hargrave temeva inoltre, con ragione, il fascino che i movimenti tedeschi stavano avendo su influenti membri della Fratellanza, come il naturista Rolf Gardiner, che alla fine se ne andò assieme a un certo numero di sostenitori. Sfortunatamente, tutto passa, e fu il crescente impegno di Hargrave per gli ideali utopici che segnò la fine del Kibbo Kift.

Dopo aver creato il Kibbo Kift per lenire le cicatrici psicologiche di un paese che si stava riprendendo dagli orrori della Prima guerra mondiale, Hargrave si sentì frustrato. Nonostante i suoi migliori sforzi, la società si rifiutava ostinatamente di elevarsi verso l'utopia che brillava alla fine dei suoi arcobaleni retorici. Aveva individuato un problema che è presente ancora oggi: mentre credeva che la combinazione di abilità nel falegname, cameratismo, rituali e gioco fosse essenziale per riparare il torpore spirituale della società industrializzata, le uniche persone in grado di indulgere in questi passatempi erano quelle agiate. Essenzialmente i Kibbo Kift erano un gruppo di persone benestanti che giocavano nella foresta.

Scrittore - A differenza della maggior parte dei suoi accoliti, Hargrave proveniva da un ambiente povero e aveva fatto affidamento sul suo ingegno per tenersi lontano dalla routine capitalistica quotidiana. Il suo reddito si accrebbe quando iniziò una nuova carriera come scrittore; nel 1924 aveva scritto Harbottle, il primo di numerosi bestseller che raccolse abbastanza denaro per sostenere la sua vita da bohémien. Era consapevole che questa era una posizione fortunata di cui pochi altri godevano.

The Imitation Man, del 1931, è una storia di fantascienza particolarmente interessante. Si può senz’altro annoverare tra i numerosi romanzi riguardanti bambini prodotti in provetta, “in file di bottiglie gravide” in “grandi incubatrici di stato”, pubblicati nel periodo tra le due guerre sull’onda del successo di Giallo cromo, il primo romanzo di Aldous Huxley (1921), ma con alcune caratteristiche originali. The Imitation Man è Charles Chapman, un omuncolo creato in una bottiglia sepolta in un mucchio di sterco di cavallo dal chimico Harold Chater. Egli si nutre di energia pura (“raggi attinici”) e rapidamente diventa un uomo affascinante, poi sfruttato dal biologo Mostyn, che si associa con il finanziere Sir Bertram Emmet per sfruttare il suo evidente potere telepatico per impossessarsi di gran parte degli affari mondiali. Ma Chapman diventa più potente dei suoi sfruttatori e diventa un dittatore virtuale. Infine, quando sposa il suo primo amore, la sorella di Chater, Ella, brucia durante l’atto d’amore, tornando ai suoi “sali elementari”.

La caratteristica più evidente di Chapman è la mimesi: egli imita gli altri, rappresentando i loro desideri. Egli impara il linguaggio per assorbendo. Ciò può produrre opinioni inadeguate, inizialmente casuali, poi poco meditate, per infine giungere ad assimilare così tanta gente da assumere lo stato di chiunque: i suoi discorsi cessano di essere casuali e diventano assolutamente normali, producendo un simulacro di libero arbitrio:

“All’inizio non aveva una mente propria, e così inconsapevolmente prese la meccanica mentale degli altri. Non possedeva propri sentimenti, ma ricevette le sensazioni degli altri. Non aveva volontà propria, ma gradualmente i desideri degli altri maturarono al suo interno una volontà media. La volontà di una persona controbilanciava o cancellava quella di qualcun altro (…) Ma sempre una qualità generale si imprimeva in Mr. Chapman. Incominciò, infine, a sentire che era “sé stesso”. Non era niente del genere, naturalmente. Egli era qualcun altro, ma mai sé stesso”.

Chapman è allo stesso tempo un perfetto emblema della democrazia e una sua parodia; un leader che può assorbire i desideri della folla ma che non ha nulla da aggiungere di suo. L’uomo artificiale non è altro che una persona statistica piuttosto che un’estensione dell’umano.

Nel 1935 Hargrave pubblicò Summer Time Ends, un lungo romanzo sperimentale scritto senza l'uso di interruzioni di paragrafo o punteggiatura. Si tratta di uno studio epico e allo stesso tempo modernista della vita e degli atteggiamenti dei lavoratori britannici, considerato il suo capolavoro letterario. Ha un “testo sinfonico” che aspira all’atmosfera della radio e del cinema, intrecciando il discorso dei personaggi con ritornelli e ritmi poetici, che meritò molte recensioni positive, tra cui quelle di Ezra Pound e John Steinbeck.

Le Camicie Verdi - La soluzione di Hargrave al problema secondo cui solo i ricchi avevano il tempo libero di abbracciare il Kibbo Kift arrivò intorno al 1923, quando incontrò per la prima volta il maggiore Clifford Hughes Douglas. Douglas era un ingegnere britannico convinto che le macchine alla fine avrebbero sostituito il lavoro umano. Piuttosto che disperare, Douglas propose una soluzione, il credito sociale. Il nucleo principale del credito sociale era il pagamento di un regolare dividendo nazionale a tutti i cittadini, indipendentemente dallo status, per migliorare il potere di acquisto e ridurre la dipendenza dal credito, il che avrebbe avuto infine l’effetto desiderato di ridurre il potere del banche. Il credito sociale era una teoria che profeticamente (alla luce della nostra attuale situazione), affermava che il sistema bancario occidentale, basato su un debito massiccio (il sistema economico fa soldi prestando denaro) è folle e inevitabilmente porta a periodi di boom e crisi. L'obiettivo di Douglas era la creazione di uno Stato in cui "la costrizione a lavorare per vivere in modo decente semplicemente non esiste". Ciò gettò le basi per ciò che i pensatori moderni chiamano reddito universale. Con il passare degli anni '20, Hargrave divenne sempre più interessato a incorporare l'idea del credito sociale nella società e, a tal fine, cercò di trasformare il Kibbo Kift nel suo movimento politico.

Seguirono inevitabilmente gli scismi, anche se ciò era dovuto più allo stile autoritario di Hargrave che al suo ritrovato impegno per la politica radicale. Nel 1925 un gruppo Kibbo Kift di orientamento socialista chiamato The Brockley Thing fu fondato a sud di Londra. Hargrave rifiutò di riconoscere il gruppo per ragioni che sono controverse; il leader dei Brockley Thing, Lesley Paul, disse che il gruppo non venne riconosciuto perché Hargrave stava diventando sempre più di destra (anche se questo sembra improbabile dato il crescente interesse di Hargrave per le idee socialiste), mentre i seguaci di Hargrave affermavano che il nuovo gruppo era un sfida diretta alla sua autorità di leader. In ogni caso, il gruppo scissionista di Paul alla fine si è evoluto nel Woodcraft Folk, un movimento giovanile di ritorno alla natura, attivo tuttora.

Il crollo di Wall Street dell'ottobre 1929, seguito dalla Grande Depressione, fu il catalizzatore per un inasprimento del sentimento anticapitalista di Hargrave, che iniziò ad espandere seriamente la sua sfera di influenza, determinato a creare un vero movimento di azione sociale. La sua prima mossa fu quella di creare una serie di coalizioni con i lavoratori disoccupati, iniziando con le città nel nord dell'Inghilterra, dove il lavoro era scarso e l'insoddisfazione era diffusa. Mentre gli ex membri di alto rango di Kibbo Kift se ne andarono, delusi dalla mancanza di interesse di Hargrave per le attività bucoliche che avevano originariamente definito il gruppo, si formò un gruppo con sede a Coventry chiamato “The Legion of the Unemployed'' (Legione dei disoccupati), fondato nel 1930 da un meccanico senza lavoro di nome George Hickling. Hargrave notò il potere crescente del gruppo di proletari arrabbiati di Hickling ed ebbe l’idea di adottare per essi un'uniforme e un nome forte. Abbandonando gli elementi di design più esoterici e mitologici che aveva utilizzato nel Kibbo Kift, nel 1931 inventò l'uniforme dei Greenshirts (Camicie Verdi), con un look militaresco (e oggi diremmo inquietante) per il primo movimento britannico rivolto alla conquista del reddito di base universale. Dal 1932 il gruppo si chiamò Movimento delle Camicie Verdi per il Credito Sociale e, dal 1935, Partito per il Credito Sociale.

All'inizio il Kibbo Kift e le Camicie Verdi correvano parallelamente, e Hargrave vide il numero di suoi seguaci crescere ben oltre le poche centinaia che avevano originariamente seguito la sua ideologia di ritorno alla terra. Cavalcando la cresta dell'onda, Hargrave affittò un ufficio a Londra e rivolse la sua attenzione alla propaganda, producendo un periodico delle Camicie Verdi chiamato "Attack!", audace per slogan e grafica.

Con l'enorme quantità di materiale propagandistico prodotto da Hargrave, insieme all'aumento dei membri attirati dalle camicie verdi, è notevole che siano stati in gran parte dimenticati, specialmente considerando che avevano raggiunto una consistenza paragonabile a quella delle Camicie Nere, il famigerato gruppo fascista di Oswald Mosley. Non è che le Camicie Verdi fossero particolarmente remissive rispetto ai loro avversari politici. Hargrave aveva costantemente un occhio per le esibizioni che attiravano l'attenzione, e ben presto il gruppo poteva essere visto regolarmente marciare per le strade e scontrarsi con i gruppi di estrema sinistra e di estrema destra.  La rivalità dei Greenshirts non era né con la sinistra né con la destra, che consideravano “due topi catturati nella stessa trappola”. L'obiettivo della propaganda di Hargrave era “il gatto”, cioè i banchieri, accusati di perpetuare e di trarre profitto da un iniquo “monopolio del credito” per la rovina del datore di lavoro e del lavoratore. Nonostante una guerra totale al sistema bancario dichiarata e spietatamente condotta, e nonostante l'allora popolare identificazione dei banchieri con gli ebrei, è consolante segnalare che non c'è traccia di antisemitismo nella propaganda di Hargrave.

Verso la metà degli anni '30, le camicie verdi marciavano a migliaia. Hargrave non era ritroso nell'usare acrobazie pubblicitarie oltraggiose per diffondere il nome dei Greenshirts, e ci sono notizie contrastanti secondo cui un manifestante “vestito di verde” avrebbe scagliato un mattone dipinto di verde attraverso la finestra del numero 10 di Downing Street (la residenza del primo ministro inglese). Corse anche la notizia che qualcuno avrebbe scagliato una freccia verde verso lo stesso indirizzo: quest'ultima immagine ha un suo fascino, dato che Hargrave era più che cosciente del potere di collegare il suo movimento all’importante memoria popolare di Robin Hood.

Con un numero crescente di membri e attenzioni favorevoli in tutto il paese, le Camicie Verdi avrebbero potuto avvicinarsi a realizzare i loro obiettivi se non fossero state paralizzate dalla legge sull'Ordine Pubblico del 1936 che vietava di indossare uniformi politiche. Questa disposizione è ricordata come una risposta alla diffusione del fascismo delle Camicie Nere, ma la consapevolezza che le camicie verdi avevano un alto numero di membri e un fascino più ampio rispetto al gruppo di estrema destra di Mosley, la fa sembrare l'atto un po’ meno illuminato, forse alimentato, almeno in parte, dal desiderio di fermare gli appelli per il Credito Sociale.

Tolte le divise, il movimento delle Greenshirts vacillò, prima di estinguersi completamente quando scoppiò la Seconda guerra mondiale. Dopo la guerra, Hargrave cercò di resuscitare il movimento, ma il tempo propizio era passato. Tentò di candidarsi come deputato con un programma di credito sociale, ma raccolse solo 550 voti nel suo collegio. Fu a tutti gli effetti il colpo finale per il primo movimento per il credito sociale della Gran Bretagna, e Hargrave trascorse il resto della sua vita come scrittore, designer, inventore di un sistema di automatico di localizzazione durante il volo. Fu anche guaritore, offrendo terapie come l'imposizione delle mani e l’elaborazione di "psicografi terapeutici" che erano opere d'arte astratte. Al paziente era "prescritta" un'opera d'arte che avrebbe dovuto fissare per un determinato periodo di tempo ogni giorno.


Nel 1976, Chris Judge Smith, iniziale fondatore della band prog dei Van der Graaf Generator, secondo il quale Hargrave era la persona più straordinaria e avvincente che avesse mai incontrato, mise in scena il musical rock "Kibbo Kift" al Traverse Theatre di Edimburgo (in collaborazione con il compositore Max Hutchinson). Hargrave partecipò all'evento, che fu replicato nel 1977 a Sheffield.

Hargrave trascorse i suoi ultimi anni raccogliendo una documentazione storica di Kibbo, delle Camicie Verdi e del Partito per il Credito Sociale. Morì nel 1982. Fu un sognatore, un utopista, un anticipatore, un talento artistico eclettico, a volte un cialtrone, a volte un genio, figlio dei suoi tempi e di una lunga tradizione culturale, probabilmente irripetibile al di fuori della sua patria. Fu senz’altro un personaggio da ricordare.


sabato 27 febbraio 2016

Erezione di un problema fisico-matematico


“Si chiede [di definire] la Curva i i I descritta dall'estremità i di un Corpo V i, il quale essendo inizialmente in una situazione verticale capovolta, cambia in seguito di grandezza e posizione, diventando successivamente V i, V I, e così via.
Al fine di fissarne lo spirito, limiteremo questo Problema, di cui l’enunciato è troppo generale. Faremo riferimento a qualche Arte particolare, conforme a ciò che succede in Natura: è solo consultandola che la Geometria si eleva fino alla Fisica. Partiremo dai seguenti principi, che sarà piacevole verificare: 
1. La forza che produce l’estensione del corpo V i, sia che abbia la natura dell’attrazione, sia che si manifesti per degli impulsi meccanici, agisce uniformemente, cioè produce aumenti uguali in tempi uguali. Se si verifica, soprattutto nel caso in cui la forza è meccanica, che gli impulsi siano più forti e solleciti verso la fine, il Corpo V i è allora così vicino al massimo che si può trascurare, con riferimento alla figura della Curva i i I, ciò che avviene in questi ultimi istanti, per quanto sia [invece] necessario tenerne conto per gli altri oggetti che offre questa importante ricerca. 
2. L’angolo secondo il quale il corpo V i è sostenuto dopo un numero qualsiasi d’azioni momentanee dell’agente è proporzionale a questo numero. 
Posti questi due principi, si trova assai facilmente che l’angolo I V i e il raggio I V sono proporzionali, il che fornisce la seguente costruzione. 
Data la minore e la maggiore lunghezza del corpo in questione, si considererà la differenza che misura la forza assoluta dell’agente. Si tracceranno in seguito a piacere gli angoli i V c, i V c, I V c sui lati V c dei quali si determineranno le parti V i, V i, V I che siano in misura della forza assoluta, come gli angoli i V c, i V c, I V c sono a 180 gradi. I punti i, i, I così determinati saranno quelli della curva cercata. 
Tutti riconosceranno, sulla base della precedente descrizione, la spirale di Archimede, sulla quale i Geometri si sono tanto esercitati, ma senza aver trovato la sua vera proprietà”.
Questo problema (qui l'originale), dall'evidente riferimento piccante (il corpo di cui si tratta è un pene in erezione), comparve in forma anonima nel volumetto Recueil de ces Messieurs, pubblicato ad Amsterdam nel 1745. I Messieurs del titolo sono i membri della Societé du bout-du-banc, un sodalizio informale di grandi ingegni, conviviale e letterario, che fu attivo negli anni 1741-1746 a Parigi, dietro l’impulso dell’attrice della Comedie Française Jeanne-Françoise Quinault-Dufresne. La raccolta di Amsterdam fu il frutto dello spirito giocoso e libertino del gruppo: gli autori contribuirono tutti anonimamente, in ossequio a una regola condivisa (e anche per sfuggire ai rigori della censura, il che spiega anche perché fu stampato nella liberale Olanda invece che a Parigi). La Societé du bout-du-banc finì quando lo spirito che lo animava fu travolto dai dissidi tra i filosofi. 

Uno dei membri più influenti della congrega (che si riuniva il lunedì sera presso l’abitazione della Quinault e, in seguito, in locali più ampi), lo storico e scrittore Charles Pinot de Duclos, così scrisse a commento del “teorema”: 
“Ah! Ecco finalmente la geometria applicata a qualcosa di utile; ciò mi riconcilia con essa; fino ad ora le scienze mi erano sembrate adatte solo a dare una spiegazione difficile di ciò che noi facciamo senza il loro soccorso”. 
Come è facile immaginare, il vincolo dell’anonimato era rivolto solo verso l’esterno, in quanto il segreto sull’autore del teorema fu svelato quasi subito: si tratta del matematico Alexis Clairaut (1713 – 1765), per la biografia del quale rimando alla Treccani e, per i più curiosi, a Mac Tutor (in inglese). 


giovedì 11 febbraio 2016

Una poesia insiemistica di incomprensione e tradimento

Brian Bilston è un geniale poeta umoristico e visuale inglese che seguo da tempo su Twitter (nel quale si fregia del titolo di Poet Laureate). Riconoscibile dall’inseparabile pipa, afferma di provenire dal mondo delle cronache calcistiche. Di sé dice che “Influences on his work include John Keats, W.B. Yeats and the American modernist, Bronski Beats”. Ha anche dedicato una serie di opere a “Mozza” Morrissey e agli Smiths, dei quali ha costruito una saga fatta di versi e Photoshop. 

Un simile eclettico personaggio, va da sé, si occupa di ogni aspetto dell’umano, nessuno dei quali può essere considerato “minore”, dalla morte al calcio, passando per il frisbee e la storia. Non sorprende quindi il fatto che abbia recentemente vinto il premio letterario The Great British Write Off 2015 con una poesia a struttura insiemistica, sfruttando umoristicamente le proprietà della rappresentazione dell’intersezione di due insiemi con i diagrammi di Eulero-Venn. L’opera si intitola “At the intersection”.


Ho provato a rendere l’opera in italiano, scontrandomi con le inevitabili difficoltà date dalle differenze nella costruzione della frase. Ho inviato al mio adattamento molto infedele a Brian, il quale ha risposto in maniera inequivocabilmente britannica: “I don't speak any Italian but I bet it's great!”. Ecco il mio misfatto:


giovedì 27 novembre 2014

Poesie quadrate

Una poesia quadrata è una particolare composizione in cui il numero delle sillabe (o di parole) per ogni verso è uguale al numero dei versi, per cui la sua struttura risulta essere una griglia quadrata, come in questo esempio che traggo dalla matematica e poetessa americana JoAnne Growney e che ho adattato alla nostra lingua:

When lovers leave, 
avoid laments. 
Grab a cactus-- 
new pain forgets.


Se ti lascia,
via la pena:
sfrega cactus
con la schiena.

La poesia quadrata più semplice (1 x 1) è formata da un monosillabo, come questa che ho dedicato a Italo Svevo:

Schmitz 

mentre non esiste in teoria un limite superiore. Questo tipo di contrainte è banale, a meno che non si vogliano costruire opere che abbiano diversi percorsi di lettura. Ad esempio Lewis Carroll fu l’artefice di questa stanza:

I often wondered when I cursed, 
Often feared where I would be – 
Wondered where she’d yield her love 
When I yield, so will she. 
I would her will be pitied! 
Cursed be love! She pitied me…


Fateci caso: la poesia può essere letta anche verticalmente: la prima parola di ogni verso forma esattamente il primo verso “I often wondered when I cursed”, la seconda forma il secondo verso, e così via. Il pregio di quest’opera dell’autore di Alice non risiede solo nella struttura, ma anche nel fatto che la poesia possiede un senso in se stessa, caratteristica che la rende un piccolo capolavoro non solo per la vista, ma anche per l’udito.



Il monstrum del genere "poesie quadrate" è senza dubbio A square in verse of a hundred monasillbles only: Describing the sense of England's happiness, scritto nel 1597 in onore di Elisabetta I dall’inglese Henry Lok (1553?-1608?), un poeta di origini borghesi sempre alla ricerca di protettori tra i nobili delle corti di Edimburgo e Londra e in costante lotta con i debiti. Lok scrisse alcune sequenze di sonetti e contribuì alla riforma della poesia inglese a sfondo religioso, ma a stento lo troviamo nelle antologie di poesia elisabettiana e in qualche saggio critico. Un minore, se non fosse per questa barocca e geniale esibizione di maniera.


Come dice il titolo, l’opera è costituita da una griglia quadrata di lato 10, in cui ognuna delle 100 celle contiene una parola monosillabica (in italiano ciò sarebbe impensabile, mentre in inglese, lingua più sintetica, la maggior parte delle parole lo è). Lo schema, che ho trovato in un articolo della Growney sulla matematica nella poesia, mostra in modo leggibile le parole dell’opera, che è preceduta e seguita da due motti latini.


Thomas P. Roche, Jr., che ha pubblicato la poesia di Lok in appendice al suo saggio Petrarch and the English Sonnet Sequences (New York: AMS Press, 1989) ha messo in evidenza come nella griglia sia possibile riconoscere una complessa struttura di quadrati e colonne e croci che formano poesie più piccole all’interno. Ad esempio, la prima colonna forma la frase:

God makes kings rule for heaue[n]s; your state hold blest 

E l’ultima colonna

And still stand will their shields; fear yields best rest. 

Si può scoprire anche una poesia di cinque versi con quattro parole ciascuno seguendo in diagonale le celle da 1 a 5 e utilizzando le parole poste negli angoli. Le croci indicate in grigio a loro volta nascondono frasi che si possono leggere dal centro verso l’esterno e poi ritornando in modo bustrofedico. 

Presentata questa macchina poetica, che immagino di trovare in un gabinetto rinascimentale delle curiosità letterarie (assieme ai leporeambi e a qualche corno di ippogrifo), mi viene in mente quanto scrisse il grande ludolinguista Giampaolo Dossena* a proposito del quadrato magico alfabetico (il famoso SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS): 

“Sempre, leggendo di cose enigmistiche, si trasente il tanfo della condizione carceraria, ma guardando [tali] giochi geometrici (…) si è presi alla gola da miasmi concentrazionari, abissi di infelicità, follia, ebetudine. Certe tradizioni enigmistiche sono tra le testimonianze più patologiche e teratologiche lasciate dall’homo sapiens sulla superficie dello sventurato pianeta Terra. 

Se chi ama i giochi di parole può essere definito “qabbalista dilettante”, chi ama certi giochi enigmistici può essere considerato un qabbalista demente e disperato, che applica le tecniche della qabbalah non al testo della Bibbia bensì a un pezzo di giornale trovato in una latrina (…)” 

*in Il dado e l’alfabeto, Zanichelli, 2004, p. 226