sabato 16 giugno 2018

Prima, dopo e intorno al Werther


Nel 1774, Johann Wolfgang Goethe pubblicò Die Leiden des jungen Werthers (I dolori del giovane Werther), il fortunatissimo romanzo che narra di un'infatuazione romantica infelice che finisce nel suicidio. Goethe divenne immediatamente il "primo personaggio letterario in Europa", come Lord Byron lo descrisse 50 anni dopo. Goethe era il principale rappresentante della corrente della letteratura tedesca nota come Sturm und Drang, letteralmente "tempesta e impeto". Werther è, allo stesso tempo, il punto culminante del romanticismo tedesco e contiene quello che è probabilmente il suicidio più famoso della letteratura.

Il romanzo è costituito da fatti biografici e autobiografici. Nel maggio 1772, dietro consiglio del padre, che lo aveva costretto a intraprendere gli studi legali, Goethe si era trasferito nella cittadina di Wetzlar, nella Germania centrale, dove c’era la Corte Imperiale di Giustizia, un tribunale presso il quale si iscrisse come praticante. Egli tuttavia non si occupò di faccende giuridiche, preferendo frequentare la taverna del "Principe ereditario", dove frequentò, fra i tanti, Karl Wilhelm Jerusalem (1747–1772), figlio di un noto teologo, giovane intellettuale inquieto, innamorato non corrisposto di Elisabetta Herd, già sposata, e l'avvocato Johann Christian Kestner (1741-1800). 

Charlotte Buff Kestner
Kestner era fidanzato con una ragazza, Charlotte o Lotte Buff (1753-1828) che, egli scrisse, «non è una bellezza straordinaria, ma è ciò che si dice una bella ragazza e a me nessuna è mai piaciuta più di lei» mentre Goethe, che la conobbe il 9 giugno e la frequentò quasi giornalmente, l’avrebbe definita una «di quelle che sono fatte, se non per ispirare passioni violente, certo per suscitare la simpatia generale»

L'insistente corte di Goethe provocò la reazione di Lotte che, il 16 agosto, gli dichiarò che egli «non può sperare altro che amicizia». Alla fine dell’estate del 1772, Goethe lasciò Wetzlar per tornare a Francoforte, dove ricevette da Kestner la notizia che il comune amico Jerusalem si era ucciso nella notte del 29 o 30 ottobre sparandosi alla testa con una pistola presa in prestito da Kestner. 

Quando Goethe tornò a Wetzlar all'inizio di novembre, profondamente colpito dalla morte di Jerusalem, cercò di scoprire tutto quanto si poteva sulle circostanze e sui possibili motivi del suicidio. Molto di ciò che venne a sapere proveniva da un resoconto dettagliato di Kestner che Goethe forse gli sollecitò.

Maximiliane von La Roche Brentano
Durante un viaggio presso Coblenza, frequentò il salotto letterario che la scrittrice Sophie von La Roche, moglie del cancelliere dell’Elettore di Treviri, aveva aperto a Thal-Ehrenbreitstein, luogo di residenza della famiglia. Come molti degli ospiti, Goethe si innamorò di Maximiliane, Maxe, figlia della padrona di casa, che aveva 16 anni. Nel tredicesimo libro dell'autobiografia Poesia e verità (1811-1833), scrisse: 
"È una sensazione molto piacevole quando una nuova passione inizia in noi prima che la vecchia sia quasi finita - come al tramonto quando vediamo la luna che sorge di fronte e godiamo il ​​doppio splendore di entrambe le luci celesti".
Nel gennaio del 1774, Goethe era a Francoforte e incontrò di nuovo Maximiliane, ora sposata con Peter Anton Brentano, uno dei mercanti più ricchi della città. Brentano aveva vent’anni più di Maximiliane, era vedovo e aveva già cinque figli: Maximiliane gliene avrebbe dati altri dodici. Sarebbe morta nel 1793 all'età di 37 anni. Durante quel gennaio del 1774, Goethe e Maximiliane intrecciarono uno stretto rapporto nonostante lei fosse irraggiungibile in quanto donna sposata: la relazione finì dopo discussioni violente con il marito..

Quando Maximiliane lasciò Francoforte, Goethe si dedicò al suo straordinario romanzo. Nel Werther, scritto di getto nel marzo del 1774, unì nella figura di Lotte sia Charlotte Buff, sia Maxe Brentano, descrivendo anche il suicidio dell’amico Jerusalem.

Nell'autobiografia scrisse:
"Mi ero completamente isolato, anzi avevo proibito ai miei amici di farmi visita. Anche interiormente misi da parte tutto ciò che non apparteneva al mio progetto, ma raccolsi tutto ciò che aveva qualcosa a che fare con esso. Sono andato oltre la mia vita recente, il materiale di cui non avevo fatto uso poetico."
Karl Wilhelm Jerusalem, il "vero" Werther

Il romanzo è composto da una serie di lettere che il protagonista invia al suo amico Wilhelm nel corso di venti mesi (dal maggio 1771 fino alla fine di dicembre dell'anno successivo), in cui le esperienze dello scrittore diventano la storia immortale di Werther, che conosce e frequenta due giovani fidanzati, Charlotte e Albert; s'innamora della ragazza, ma è respinto, perché Lotte è promessa in sposa ad Albert e può concedere a Werther solo la propria amicizia. Werther, tuttavia, non riesce a liberarsi dall'ossessione per Lotte, tanto da baciarla contro la sua volontà durante il loro ultimo incontro in occasione dell'assenza di Albert. Lotte è irrimediabilmente vincolata al futuro marito e non può far altro che intimare all'amico di lasciare la sua casa. Il giorno dopo, al ritorno di Albert, arriva una richiesta scritta di Werther di prestargli le sue pistole, con la motivazione di un viaggio da affrontare a breve; Albert acconsente ed è Lotte stessa a consegnarle, con mano tremante, al servitore dell'amico. Il giovane tormentato, dopo aver ultimato i propri impegni e aver fatto un'ultima passeggiata in campagna, si ritira nella propria abitazione, congeda il servitore e finisce di scrivere la lettera d'addio a Lotte. A mezzanotte in punto, Werther si spara alla tempia con le pistole prestategli da Albert.

La pistola di Kestner con la quale si suicidò Jerusalem
L'opera ebbe un immediato successo continentale. Furono pubblicate traduzioni in francese e inglese, in numerose edizioni. In Germania, dove l’opera generò una mania straordinaria, venti edizioni pirata apparvero entro dodici anni dalla sua prima pubblicazione. La Werthertracht (il “costume di Werther”), giacca lunga blu, panciotto e pantaloni gialli, stivali alti, fu copiato ovunque e indossato alla corte di Weimar quando Goethe la visitò nel 1775. Lo stesso Napoleone era un grande ammiratore del romanzo e pare che l’avesse letto sette volte. Lui e Goethe ne discussero quando si incontrarono a Erfurt nel 1808. L’imperatore francese fece rilevare a Goethe la mancata separazione, in Werther, fra ambizione e amore, che Napoleone sapeva ben distinguere. Werther, al contrario,  ha una coscienza indivisa, proprio perché vive separato dalla realtà: egli avrebbe dovuto "morire nella propria coscienza" per poter vivere senza sofferenze nella realtà.

Il Principe Ernesto Ludovico di Sassonia-Gotha
con il "costume di Werther" nel 1776.
La pubblicazione del romanzo diede inizio a uno dei primi casi di merchandising intensivo in Germania. Scene dal romanzo decoravano porcellane (made in China) e ventagli; circolavano ritratti di Lotte; un profumo prese il nome dall'eroe di Goethe (eau de Werther); e il “costume di Werther” poteva essere visto nelle pagine dei libri di moda. Il successo del romanzo può sembrare esagerato per il lettore del XXI secolo, ma bisogna ricordare che i romanzi costituivano il medium emotivamente più potente in un’epoca in cui non esistevano altri mezzi di comunicazione di massa.

Più marcatamente inquietante dello straordinario successo commerciale del Werther è il fatto che si diceva che in molti paesi le persone erano così suggestionate dal romanzo che, se deluse dall'amore, imitavano il modo di morire di Werther. Secondo Goethe,
"I miei amici ... pensavano che dovevano trasformare la poesia in realtà, imitare un romanzo come questo nella vita reale e, in ogni caso, spararsi; e quello che accadde all'inizio tra pochi si verificò più tardi tra il grande pubblico ..."
Come scrive il poeta, autore e traduttore David Constantine nell'introduzione alla sua traduzione inglese (2004): 
"Romanzi e poesie, che sono finzioni fatte con la materia della vita, cambieranno ancora e ancora il nostro giudizio sulle vite che abbiamo vissuto e stiamo vivendo adesso. Al di là di ogni dubbio, il Werther di Goethe ha trasformato il modo in cui i suoi lettori hanno visto le loro vite; senza dubbio molti vivevano o desideravano vivere diversamente. Ed era una sensazione letteraria”.
Che ci fosse un'imitazione significativa del suicidio di Werther non fu mai dimostrato in modo definitivo, ma sappiamo che varie autorità erano sufficientemente preoccupate da spingerle a vietare il libro, ad esempio, in Italia, a Copenaghen e a Lipsia (dove anche il “costume di Werther” era vietato). A Milano l’Arcivescovo Filippo Maria Visconti si preoccupò di comprare tutte le copie disponibili in città per farle sparire dalla circolazione. Lo stesso Goethe assistette al recupero del cadavere di una ragazza, Christel von Lassberg, che il 16 gennaio 1778 si era gettata nel fiume Ilm a Weimar con in tasca una copia del romanzo. per le centinaia di ammiratori disperati di Werther, Massenet scrisse quest'aria indimenticabile:



Oggi è difficile accertare se ci sia stato un improvviso aumento dei tassi di suicidi di giovani dal cuore spezzato nel XVIII secolo, ma la moderna ricerca psichiatrica e sociologica suggerisce l'esistenza di un cosiddetto “effetto Werther” di contagio suicida in seguito a un suicidio "eccellente", di finzione o non. Secondo il sociologo David P. Phillips, che coniò la definizione in un articolo del 1974 sulla American Sociological Review, l'apparente suicidio di Marilyn Monroe, ad esempio, avrebbe causato un aumento del 12% nei suicidi del 1962. Di conseguenza, molti paesi ora hanno linee guida per i media quando segnalano i suicidi. Si scopre che non è semplicemente la notizia di un suicidio che può influenzare le azioni degli altri, ma il modo, l’enfasi, la durata in cui viene riportata, l’ambiente in cui viene recepita.


Al contrario, i tentativi di prevenire il suicidio con il metodo della segnalazione sono stati recentemente (British Medical Journal, 2010) definiti come “effetto Papageno”, dal nome del personaggio nell'opera di Mozart Il flauto magico. Papageno teme di aver perso il suo amore, Papagena, e sta pianificando la sua morte (per impiccagione) quando gli viene impedito all'ultimo minuto da tre bambini-spiriti, che gli suggeriscono di suonare i suoi campanelli magici per convocare Papagena, che opportunamente appare.



Così l'evidenza aneddotica dei suicidi provocati dalla lettura de I dolori del giovane Werther comincia a sembrare più plausibile. Esiste un ulteriore motivo per la sua credibilità, da aggiungere alle recenti prove della ricerca psichiatrica, e cioè alla tecnica narrativa del romanzo. Il romanzo è composto principalmente da lettere. Ma la forma epistolare di Goethe ha una caratteristica originale, e cioè che mancano le lettere del corrispondente di Werther. Così Werther scrive al suo amico, il pragmatico Wilhelm, ma il lettore non può vedere le sue risposte. Il lettore, quindi, diventa la controfigura di Wilhelm. I lettori del XVIII secolo erano abituati ai romanzi con un chiaro messaggio morale, spesso esplicitato dal narratore. Ma leggendo le parole di Werther dovevano intuire le risposte di Wilhelm sulla base della successiva lettera di Werther. Da nessuna parte questo coinvolgimento con Werther è più intenso di quando, a lungo, giustifica il suicidio nella sua lettera del 12 agosto 1771. Come lettori, immaginiamo la risposta di Wilhelm e consideriamo anche quali potrebbero essere state le nostre strategie persuasive.

Dopo essersi identificati così completamente con Werther, dobbiamo quindi dare un senso all'improvviso e inquietante suicidio di cui l'editore, che appare relativamente tardi nel libro, ci informa alla fine. Proprio questo modo di raccontare la storia ha un effetto così profondo sul lettore. Siamo costretti a cercare di dare un senso al suicidio proprio come Goethe quando Jerusalem si sparò. Dobbiamo, in parte, raccontarci la storia. E alcuni giovani potrebbero averlo fatto in un modo che ha approfondito la loro disperazione.

Goethe nel 1773

C'è un'ultima ironia sullo sfondo del Werther. Mentre molti giovani lettori del romanzo provarono un maggior grado di disperazione per le loro vite, Goethe aveva usato il contenuto del romanzo per liberarsene. Quando concluse l’opera, paragonò il suo umore a quello sperimentato "dopo una confessione generale, gioiosa e libera e chiamata a una nuova vita". Per Goethe l'effetto Werther fu catartico. Non così, a quanto pare, per molti dei suoi lettori.