(da Pericalypsis, in Vuoto assoluto di Stanisław Lem)
Il polacco Stanisław Lem (1921–2006) è stato scrittore abile e riconosciuto di racconti di fantascienza e meno noto autore di saggi filosofici e parodistici. In Italia è noto per Solaris, il romanzo del 1961 da cui Andrei Tarkowsky trasse infedelmente l’omonimo film del 1971, allora considerato la risposta russa a 2001, Odissea nello spazio. Le opere di Lem esplorano temi filosofici, speculazioni sulla tecnologia e le macchine, la natura dell’intelligenza, l’impossibilità di comunicazione e comprensione tra gli uomini, il rammarico per i limiti dell’uomo. Queste tematiche ricorrono sia nelle opere di fiction, sia nei saggi, filosofici e satirici al tempo stesso. Ammiratore dell’opera e dello stile di Borges, Lem pubblicò nel 1974 un’antologia di recensioni immaginarie di libri inesistenti, cui diede il titolo di Vuoto Assoluto (Doskonała próżnia nell’originale). Si tratta di un’opera complessa, in cui sono presenti idee per racconti di fantascienza, riflessioni filosofiche su argomenti scientifici, dalla cosmologia alla pervasività dei computer, satire e parodie di mode e generi letterari. Il libro fu tradotto in italiano da Alberto Zoina e pubblicato dagli Editori Riuniti nel 1990. Mai più ristampato, il testo è oggi di assai difficile reperimento: personalmente ho dovuto ricorrere all’acquisto online da una libreria antiquaria e dell’usato, consorziata nell’utilissimo portale Maremagnum. È un vero peccato che il pubblico italiano non abbia accolto questa singolare e preziosa opera come meritava.
Vuoto assoluto si apre con una recensione del libro stesso, curata dallo stesso autore, che parla di Lem in terza persona: inutile dire che si tratta di una stroncatura.
Pericalypsis, sarebbe stato scritto da Joachim Fergenseld, un profeta che è muto come chi, essendo un tedesco, sceglie di rivolgersi ai francesi in olandese dopo un’introduzione in inglese. L’assunto del testo è che il mondo è invaso dalla spazzatura dei vuoti a perdere e degli imballaggi sul piano materiale e da quella dell’inutile chiacchiericcio sul piano letterario e spirituale. “Se nel Sahara fossero nascosti quaranta granelli di sabbia dal cui ritrovamento dipendesse la salvezza dell’umanità, nessuno li troverebbe, così come sarebbero introvabili quaranta libri di salvezza, scritti da chissà quanto tempo e sommersi da montagne di carta straccia. Che quelle opere siano veramente state scritte, ce lo garantisce, con metodo statistico e matematico, ma in olandese, Joachim Fergenseld, e il recensore non può qui che credergli sulla parola, ignorando del tutto sia il linguaggio degli olandesi che quello dei matematici”. Di questa situazione nessuno se n’è accorto, anche se essa è già avvenuta. La profezia è dunque una retrofezia: perciò si chiama Pericalisse e non Apocalisse. La proposta dell’autore è radicale: chi scrive libri deve pagare di tasca propria e deve essere disincentivato da una forma di tassazione proporzionale al numero di opere, così pubblicherà solo chi ha qualcosa di davvero importante da dire ed è disposto a pagare di persona per dirlo. Per l’esistente egli propone roghi di tutta la cultura del XX secolo, roghi non reazionari come quelli del passato, di cui non gli sfugge l’infamia, ma roghi di salvataggio, progressivi, redentori. Coerentemente Fergenseld suggerisce al lettore nell’ultimo paragrafo di fare a pezzi e consegnare al fuoco la sua stessa Pericalypsis.
Questo articolo è dedicato all’amica Perfida Nera.