Lorenz (o Lienhart o Laurentio) Stöer (o Stör, Stoer, Sterr o Storr) è stato un pressoché sconosciuto pittore, incisore tedesco vissuto tra circa il 1537 e circa il 1621. Fu attivo in alcune città della Baviera, come Augusta e Norimberga, sua città natale. Un suo testo, dal titolo Perspectiva a Laurentio Stoero in lucem prodita, purtroppo andato perduto, ebbe il privilegio dell’imperatore Ferdinando I d’Asburgo l’8 aprile 1555. Stöer è noto soprattutto per le 11 bellissime e singolari incisioni su legno della sua opera Geometria et perspectiva, pubblicata ad Augusta nel 1567, in cui sono rappresentati diversi poliedri sullo sfondo di inquietanti rovine e fantasiose architetture, che creano atmosfere che precedono Piranesi, richiamano i paradossi visivi e matematici di Escher e anticipano le sculture astratte del Novecento. Contrariamente all’ordinata rappresentazione dei solidi platonici delle illustrazioni di Leonardo per l’opera del Pacioli o di quelle degli studi geometrici di Albrecht Dürer, il manierismo di Stöer sembra aborrire lo spazio vuoto, perciò le facce dei suoi poliedri e gli sfondi si animano e diventano la sede di altri solidi, in un gioco in incastri e sovrapposizioni davvero originale.
L’opera non ha testo, ma ha il sottotitolo: “Che contiene alcuni edifici in rovina, utile al lavoro degli ebanisti e incisori su legno, e per lo speciale piacere di molti altri dilettanti, realizzato e presentato da Lorenz Stöer, pittore e cittadino di Norimberga”. La Geometria et perspectiva, oltre a riflettere l’interesse dell’autore per la geometria e l’arte dell’ebanisteria, sembra aver influenzato l’anonimo autore del cabinet d’amateur splendidamente e variamente decorato realizzato tra il 1570 e il 1590 nel Tirolo o in Baviera con legno di abete e di noce, che serviva per raccogliere oggetti da parte di qualche ricco collezionista.
Recentemente a Stöer sono stati attribuite anche le illustrazioni a colori di un manoscritto dal titolo Geometria et Perspectiva: Corpora Regulata et Irregulata, ritrovato da una ventina d’anni alla Biblioteca dell’Università di Monaco di Baviera, in cui compaiono curiosi oggetti, dall’aspetto quasi di giocattoli, formati assemblando curiosamente poliedri e diversi altri solidi regolari. Insomma un “minore”, che è doveroso segnalare agli appassionati di storia dell’arte e a quelli di matematica.




















