lunedì 23 aprile 2012

La cinica sintesi di Félix Fénéon

Foto segnaletica dopo l'arresto
Personaggio bizzarro, critico d’arte, giornalista, direttore di riviste, scopritore di talenti, Félix Fénéon (1861-1944) è stato una delle figure più influenti del panorama artistico e letterario della Francia a cavallo tra due secoli, pur avendo pubblicato in vita una sola opera individuale, il saggio di 43 pagine Les Impressionnistes en 1886 che diede fama ai neo-impressionisti. La concisione è stata la sua caratteristica costante, come riconobbe Apollinaire scrivendo che egli “n'a jamais été très prodigue de sa prose”. Dal 1881 al 1894 fu impiegato del Ministero della Guerra, apprezzato per la precisione dei suoi rapporti e l’uso perfetto della lingua. Aderì dal 1886 al movimento anarchico, collaborando a diverse riviste libertarie o dirigendole. Nell’Aprile 1894 la sua carriera di funzionario terminò bruscamente perché fu accusato di essere l’autore di un attentato dinamitardo contro il ristorante Foyot di Parigi. Il processo, celebrato nell’agosto dello stesso anno, non riuscì a stabilirne la colpevolezza e fu l’occasione per Fénéon di prendere in giro la corte. Richiesto di spiegare che cosa ci facesse il mercurio trovato nel suo ufficio, che secondo l’accusa poteva servire per confezionare esplosivi, egli si limitò a dire “o per costruire barometri”.

Ritratto di Félix Fénéon realizzato
 da Félix Valloton  (1898)
Rilasciato, fu assunto al periodico progressista Revue blanche, diventandone in breve tempo il redattore capo. La rivista prese posizione nel 1898 in favore dell’ufficiale dell’esercito Alfred Dreyfus, accusato di essere una spia per il solo fatto di essere ebreo, e appoggiò la campagna organizzata da Émile Zola per la sua assoluzione. Durante gli otto anni alla Revue blanche, Fénéon scoprì e valorizzò scrittori del calbro di Jarry, Mallarmé, Apollinaire, Rimbaud, Proust e Schwob, sempre scrivendo recensioni brevissime e linguisticamente perfette. Grande falsario, utilizzava una serie di pseudonimi in tutti i suoi scritti, sulla Revue e sui numerosi altri periodici ai quali collaborò.

Nel 1906 iniziò a scrivere per il Matin, pubblicando in forma anonima quasi mille e cinquecento Nouvelles en trois lignes, che comparivano ogni giorno in numero variabile sulle colonne del quotidiano. Si tratta in gran parte di resoconti di fatti di cronaca (talvolta inventati), condensati in poche righe e tra i cento e i centocinquanta caratteri tipografici, secondo una formula che si può sintetizzare come una riga per l'ambiente, una per la cronaca, una per l'epilogo. Nel vincolo autoimposto della brevità, quasi come nella scrittura di un haiku, Fénéon dà prova di grande maestria linguistica, creando immagini davvero indimenticabili, come in questo esempio, da molti considerato uno dei suoi capolavori:

Un colpo apoplettico ha steso il signor André, 75 anni, di Levallois, nei paraggi del pallino. La sua boccia rotolava ancora, e lui non c’era più.

Paul Signac, Sur l'émail d'un fond rythmique de mesures et d'angles, de tons et de teintes, 
Portrait de M. Félix Fénéon en 1890, Opus 217
L’effetto di queste piccole storie, spesso truculente, descritte con una certa dose di cinismo e con stile apparentemente anodino e oggettivo, è, di volta, in volta, paradossale, straniante, epigrammatico, feroce, ironico e divertito. Un vero capolavoro di sintesi, in cui l’azione è figlia di una virtuosistica sintassi e di una scelta magistrale dei termini:

150 soldati partiti da Rochefort per le manovre sono stati costretti a fermarsi a Cozes. Troppo caldo. E sì che si tratterebbe di truppe coloniali.

Anche le Nouvelles en trois lignes non furono mai raccolte in volume durante la vita dell’autore, che nel frattempo aveva aderito al comunismo dopo la Rivoluzione d’Ottobre del 1917 e si era dedicato all’attività di gallerista e critico d’arte. Solo nel 1948, dopo la sua morte, ne fu pubblicata un’edizione presso Gallimard, curata dallo scrittore, critico ed editore Jean Paulhan, all’interno delle Œuvres de Félix Fénéon. Paulhan aveva trovato tra le carte di Fénéon una cartelletta in cui erano stati incollati tutti i ritagli delle opere minimaliste pubblicate sul Matin nel 1906.

Più di un centinaio di queste sono state scelte, tradotte e pubblicate nel 2009 a cura di Matteo Codignola per Adelphi, con il titolo Romanzi in tre righe. Da questa bella e caldamente consigliata edizione traggo per la delizia del lettore alcune perle:

Tre scioperanti di Fressenneville condannati a pene detentive: uno, due o tre mesi, a seconda del grado di scurrilità delle contumelie rivolte ai soldati.

“Pensavo Peggio!”. Lo ha esclamato – radioso – Lebret, condannato per omicidio, a Rouen, ai lavori forzati a vita.

Arrestato a Saint-Ouen un signore sulla sessantina, certo Gallot. Tentava di inoculare ad alcuni soldati il proprio antimilitarismo.

L’orologiaio Jallat, di Saint-Étienne, ha ucciso la sua bambina, che riteneva di costumi troppo poco morigerati. Va tuttavia considerato che gli rimangono altri undici figli.

Domenica uno sguattero di Nancy, Vital Frérotte, è morto per una sbadataggine. Era appena tornato da Lourdes, definitivamente guarito dalla tubercolosi.

A Clichy un mendicante settantenne, certo Verniot, è morto di fame. Nel suo pagliericcio sono stati trovati 2000 franchi. Ma non bisogna generalizzare.

La signora Olympre Fraisse racconta di essere stata aggredita nel bosco di Bordezac, nel Gard, da un satiro, che avrebbe inflitto ai suoi 66 anni ripetuti, meravigliosi, oltraggi.

Il signor Gauthier aveva sotterrato tre figlie al cimitero di Essarts-le-Roi. Ora ha chiesto che le salme vengano riesumate. Alla conta ne mancherebbe una.

7 commenti:

  1. Forse sì, ma con un occhio più attento alla completezza della storia.

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  2. Grazie molte, fa proprio per me. Appena vado in libreria me lo procuro.

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  3. Ed io che pensavo di essere un cultore della Francia letterata... complimenti e grazie.

    "Anni addietro incontravo in qualche libreria ciò che adesso posso solo immaginare, in qualche altra stanza, a immaginare."

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  4. Sei una miniera di informazioni. E costa appena quattro euro. Lo ordino subito.

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  5. Altro che primo sorso di birra. Qui ci si ubriaca con la sola schiuma!

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