lunedì 13 aprile 2009

Altre traduzioni di Ogden Nash



Di Ogden Nash mi sono già occupato in due precedenti articoli, nei quali ho illustrato la sua biografia artistica e ho presentato una serie di mie traduzioni (parlerei piuttosto di adattamenti) delle poesie umoristiche più divertenti. Ne aggiungo ora altre, per fornire un quadro più completo della sua attività. Si tratta di opere più lunghe, dal metro assai irregolare, nei quali le sue riflessioni sulla vita e la società non mancano mai del suo distinto e pacato umorismo. L’ultima poesia fu scritta durante la guerra, poco dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor: anche in un momento così particolare e duro della storia americana, Nash seppe evitare i toni accesi e l’odio per il nemico, riportando il conflitto alla dimensione surreale e domestica di una lite tra vicini.


The Terrible People

People who have what they want are very fond of telling people who haven't what they want that they really don't want it,
And I wish I could afford to gather all such people into a gloomy castle on the Danube and hire half a dozen capable Draculas to haunt it.
I dont' mind their having a lot of money, and I don't care how they employ it,
But I do think that they damn well ought to admit they enjoy it.
But no, they insist on being stealthy
About the pleasures of being wealthy,
And the possession of a handsome annuity
Makes them think that to say how hard it is to make both ends meet is their bounden duity.
You cannot conceive of an occasion
Which will find them without some suitable evasion.
Yes indeed, with arguments they are very fecund;
Their first point is that money isn't everything, and that they have no money anyhow is their second.
Some people's money is merited,
And other people's is inherited,
But wherever it comes from,
They talk about it as if it were something you got pink gums from.
Perhaps indeed the possession of wealth is constantly distressing,
But I should be quite willing to assume every curse of wealth if I could at the same time assume every blessing.
The only incurable troubles of the rich are the troubles that money can't cure,
Which is a kind of trouble that is even more troublesome if you are poor.
Certainly there are lots of things in life that money won't buy, but it's very funny --
Have you ever tried to buy them without money?

La gente terribile

Quelli che hanno ciò che vogliono si divertono a dire a coloro che non ce l’hanno che in realtà non sono loro a bramarlo
e vorrei poterli radunare tutti in un tenebroso castello sul Danubio e assumere una mezza dozzina di Dracula esperti per infestarlo.
Non mi importa se hanno tanti soldi, non mi interessa come li vogliono impiegare,
ma penso proprio che si dannerebbero piuttosto di ammettere che li fan rallegrare.
Ma no, insistono di essere indifferenti
al piacere di essere abbienti.
E il possesso di una bella provvigione
li fa pensare che dire com’è difficile sbarcare il lunario è la loro sacra missione.
Non potete immaginare un’occasione astrusa
che li trovi senza una qualche adeguata scusa.
Sì, infatti di argomenti il ricco è molto fecondo:
il primo punto è che il denaro non è nulla, e che comunque lui non ne ha è il secondo.
Il denaro di qualcuno è meritato,
quello di qualcun altro è ereditato,
ma da dovunque esso possa arrivare,
ne parlano come se fosse qualcosa che dà gatte da pelare.
Forse davvero il possesso di ricchezze è una costante preoccupazione,
ma mi piacerebbe proprio accollarmi ogni maledizione del benessere se potessi intanto godere di ogni sua benedizione.
Gli unici disturbi incurabili dei ricchi sono quelli che il denaro non può curare,
che è comunque un tipo di disturbo che è sempre più penoso se non puoi pagare.
Certamente nella vita ci sono un mucchio di cose che il danaro non comprerà, ma è molto consolante:
avete mai provato a comprarle senza denaro contante?


Everybody Tells Me Everything

I find it very difficult to enthuse
Over the current news.
Just when you think that at least the outlook is so black that it can grow no blacker, it worsens,
And that is why I do not like the news, because there has never been an era when so many things were going so right for so many of the wrong persons.

Tutti mi dicono tutto

Trovo assai difficile essere contenti
delle notizie correnti.
Proprio quando pensi che almeno la prospettiva è così nera che non può diventare più nera, essa diventa ferale.
Ed è perciò che non amo le notizie, perché non c’è mai stata un’era come questa in cui tante cose stanno andando così bene per così tante persone per male.


The Japanese

How courteous is the Japanese
He always says, "Excuse it, please."
He climbs into his neighbor's garden,
And smiles, and says, "I beg your pardon"
He bows and grins and friendly grin,
And calls his hungry family in,
He grins and bows a friendly bow
"So sorry, this is my garden now."

Il giapponese

Il giapponese, com’è cerimonioso!
Dice “Scusa, signore” senza riposo.
Scavalca infilandosi nel tuo giardino,
sorride e dice “Perdono, solo momentino”.
Si inchina e sorride e amichevolmente fa un sorriso
e chiama la sua famiglia affamata all’improvviso,
sorride, s’inchina e amichevolmente fa l’inchino:
“Dispiace, questo ora è mio giardino”.

3 commenti:

  1. Popinga, avevamo già avuto occasione di conoscere questa tua interpretazione del “difficile” rapporto tra americani e giapponesi nella composizione di Nash che hai ricordato. Non so se la pacatezza dei toni in qualche modo corrispondessero a quel tempo ad un giudizio sostanziale. Personalmente ho trovato fin dall'inizio che da quei versi trasparisse una certa intolleranza ed un filino di razzismo. Niente di male, a dire il vero, se non fosse che tale atteggiamento in pratica giustificò (e giustifica ancor oggi) il lancio di un paio di ordigni nucleari sulla testa di migliaia di “musi gialli”. Ma diciamolo chiaramente; alla fine ai giapponesi non è andata male.
    Tuttavia ritrovo con angoscia, in questo atteggiamento ambiguo, molto di quanto rilevo con dolore in alcune persone a me vicine. Senza andare nel dettaglio; se una furbata, un'astuzia, una speculazione ai danni dello Stato Sociale (una detrazione, un'agevolazione, ecc..), la cerca un sangue nostrano la cosa è deprecata, ma tollerata; se invece il protagonista è l'albanese o il rumeno di turno scattano l'odio e l'irritazione. Temperati solo dal dovere di un “politically correct” tanto ipocrita quanto poco sentito anche negli ambienti più “nobili” (o sedicenti tali) della sinistra italiota.
    Ooops, polemica politica... Chiedo scusa. Torno nel mio cantuccio.
    La poesia che esprimi resta, però. Roba sopraffina.

    P.S.: non ho nessun parente giapponese

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  2. Bacillus, negli anni '40 la xenofobia pervadeva la mentalità dell'uomo comune anche nelle nazioni che non si dichiaravano ufficialmente razziste. Se poi lo straniero apparteneva a una nazione che era in guerra con la tua, ti assicuro che, data l'epoca, Nash ha espresso giudizi da gran signore. In quegli anni i giapponesi residenti negli USA (anche se cittadini americani) venivano spediti in appositi campi di concentramento e spiati continuamente.
    Quanto alle tue considerazioni sull'attualità, ti dò ragione, sia per il diverso atteggiamento mentale che si manifesta verso lo straniero che delinque (il caso del ragazzo nero picchiato dai vigili di Parma è esemplare), sia per l'ipocrisia che sta dietro il buonismo terzomondista di certa sinistra nostrana. Ho un amico cinefilo di sinistra che si sorbisce e dice di apprezzare delle orribili pellicole angolane o vietnamite solo perchè non può ammettere a se stesso che fanno schifo. Per tornare ai giapponesi: io, ad esempio, non sopporto il sushi e considero la loro musica rumore irritante, ma guai a dirlo pubblicamente in certi ambienti! Ciao.

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  3. Mmmm, hai ragione Popinga. Prima di formulare un giudizio su una qualche espressione culturale sarebbe opportuno calarla nel contesto storico in cui si è manifestata. Lezioncina per la quale rivolgo il mio ringraziamento... Ciao.

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