sabato 24 ottobre 2009

Riceviamo e volentieri pubblichiamo


Non so se l’ignoto autore (o autrice) di questo bellissimo esempio di poesia ludolinguistica l’ha realizzata stimolato/a da qualche mio vaneggiamento in questo blog, o l’aveva nel cassetto da tempo e ha trovato solo ora l’occasione o il coraggio di farla conoscere. Il fatto è che questo articolo nasce da una e-mail giuntami per mezzo di una contorta e diabolica serie di “inoltra”, attraverso l’amica BH.

Si tratta di una lirica composta utilizzando esclusivamente gli incipit delle poesie di Giuseppe Ungaretti, il primo dei quali, anagrammato, fa da titolo. BH mi assicura che i versi sembrano raccontare i dubbi, le nostalgie e contraddizioni di un sacerdote, sul limitare della vita. In mancanza di elementi ulteriori, non posso far altro che concordare con lei. Riporto l’opera affidando alle note l’elenco delle fonti. Ho controllato su Giuseppe Ungaretti, Vita d’un uomo. Tutte le poesie, Meridiani Collezione, Mondadori, 2005: sono tutte corrette.


Don Mimmo sul limine (1)

Come dolce prima dell'uomo (2)
dolce declina il sole, (3)
quel nonnulla di sabbia che trascorre (4)
balaustrata di brezza. (5)
E per la luce giusta (6)
da una finestra trapelando, luce. (7)

Di queste case (8)
migliaia d'uomini prima di me (9)
nel molle giro di un sorriso, (10)
in agguato, (11)
tornano in alto ad ardere le favole. (12)

Conosco una città (13)
Roma, a letto, dormicchiando, nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1966. (14)
Un'intera nottata (15)
tutto ho perduto dell'infanzia. (16)

L'ora impaurita (17)
tonda quel tanto che mi dà tormento, (18)
ha bisogno di qualche ristoro. (19)

Eccovi un uomo
uniforme.
(20)
Ogni mio momento (21)
con la mia fame di lupo (22)
chiuso fra cose mortali. (23).
I molti, immani, sparsi, grigi sassi, (24)
dondolo di ali in fumo. (25)


Di seguito l'elenco delle poesie da cui sono tratti gli incipit:

1. (anagramma), da Mattina, Santa Maria la Longa il 26 gennaio 1917.
2. da La preghiera (1928)
3. da Auguri per il proprio compleanno (1935).
4. da Variazioni sul nulla (pubbl. 1950)
5. da Stasera (1916)
6. da Sentimento del tempo (1931).
7. da Apocalissi (1961)
8. da San Martino del Carso (1926)
9. da Il lampo della bocca (1966-1968)
10. da Fase d'Oriente (1916)
11. da Pellegrinaggio (1926)
12. da Stelle (1927)
13. da Silenzio (1916)
14. da Proverbi, Uno (1966)
15. da Veglia (1915)
16. da Tutto ho perduto (1937)
17. da Fine di Crono (1925)
18. da Giunone (1931)
19. da Perché? (1916)
20. da Distacco (1916). Unica eccezione, qui l’autore/autrice ha preso il primo distico invece che il solo incipit.
21. da Risvegli (1916)
22. da Attrito (1916)
23. da Dannazione (1916)
24. da Tu ti spezzasti (pubbl. 1947)
25. da Lindoro di deserto (1915)


6 commenti:

  1. E io dico che il vecchio Ungaretti avrebbe applaudito, sissignore, applaudito, a cotanta bravura: ma ci pensate, quante infinite (e belle) poesie si potrebbero scrivere, coi versi che già ci sono in circolazione? Infinite, dico io, infinite. A B vada anche il mio, umile (e insignificante) plauso...
    bye

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  2. La creatività ha vie infinite. Sono d'accordo con paopasc. Una lirica molto bella.

    annarita

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  3. Sulla bravura dell'autore/autrice niente da dire, ma...
    mmh... non so, io ho sentito una "fitta" dentro, a veder trasformato il
    "M'illumino
    D'immenso"
    del grande Ungaretti.
    ciao Pop.
    g

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  4. Brava 'sta B. Proprio vero, la creatività non ha limiti, se no che creatività sarebbe?

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    1. gia hai proprio ragione

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  5. Impressive.
    Rf

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