giovedì 27 settembre 2018

Il ritorno del Panace gigante (Heracleum mantegazzianum)


L'epoca vittoriana, accanto alla rivoluzione industriale e alle squallide baraccopoli cittadine, vide anche l’esplosione dell’interesse popolare per la più britannica delle occupazioni, il giardinaggio. L'Impero Britannico in espansione aprì gli angoli più remoti del globo a intraprendenti commercianti di piante e fiori, e si diffuse una specie di mania del collezionismo di specie esotiche in tutta la Gran Bretagna, sia tra gli appassionati dilettanti, sia tra i botanici professionisti. 

A un livello più scientifico, molti botanici vittoriani erano affascinati dall'esplorazione per conoscere la distribuzione delle piante. Molti di loro pensavano che ciascuna specie fosse stata creata in un unico posto e che le piante fossero migrate dal loro punto di origine ai vari luoghi che occupavano attualmente. Tuttavia, questa teoria era difficile da riconciliare con il fatto che i membri della stessa famiglia venivano a volte trovati a migliaia di chilometri di distanza, senza mezzi comprensibili e naturali con i quali avrebbero potuto essere trasportati tra le loro posizioni. Ciò diede impulso a migliaia di spedizioni scientifiche in tutto il mondo, perché l'Impero Britannico non era solo costruito sull'industria, ma anche sull'agricoltura. Centinaia di prodotti vegetali erano vitali per la ricchezza dell'impero: gomma, cotone, legno, cereali, zucchero, tè, semi oleosi, spezie, indaco, frutta e noci erano solo alcuni di questi. La comprensione della distribuzione dei vegetali avrebbe consentito ai botanici di prevedere dove trovare nuove piante preziose e anche di sapere quali piante si potevano trapiantare con successo in nuovi paesi, dove si sarebbero potute coltivate in modo redditizio. Motivi estetici, scientifici ed economici portarono a una crescente importazione di specie alloctone, e ciò non sempre ebbe effetti positivi, come dimostra la vicenda del Panace gigante, o Heracleum mantegazzianum, o Giant Hogweed in inglese.

Long ago in the Russian hills, 
A Victorian explorer found the regal Hogweed by a marsh,  
He captured it and brought it home. 
Botanical creature stirs, seeking revenge. 
Royal beast did not forget. 
He came home to London, 
And made a present of the Hogweed to the Royal Gardens at Kew.

Il Panace gigante è un’Apiacea originaria del Caucaso. Alla fine di agosto del 1890, Emile Levier (medico e botanico svizzero divenuto fiorentino) e Stefano Sommier (botanico italiano di genitori francesi) raccolsero in Georgia i semi di una grande pianta ombrellifera che portarono in Svizzera e in seguito classificarono come Heracleum mantegazzianum in onore dello scrittore, patriota, fisiologo e antropologo Paolo Mantegazza. Diverse spedizioni botaniche, tuttavia, si erano svolte in precedenza nella regione e i semi erano presenti in Europa da decenni. Già nel 1812, in un giardino botanico vicino a Mosca, venne menzionato un Heracleum giganteum. La pianta fu introdotta anche in Inghilterra all'inizio del XIX secolo (nel 1817 nel Royal Botanical Garden di Kew) e la prima menzione della sua naturalizzazione risale al 1828. 

Si tratta di una pianta erbacea imponente, con un’altezza variabile tra i 2 e i 5 metri. Le sue foglie spesso misurano più di 1 m, e possono raggiungere i 3 m di lunghezza (con il picciolo) e fino a 1,5 m di larghezza. Il gambo principale è più o meno scanalato, verde chiaro, tinto di molte macchie viola e beige. Il fusto è cavo internamente. Il suo diametro esterno va da 3 a 8 centimetri (fino a 10 cm). Esso sorregge un'infiorescenza costituita da un'ombrella principale centrale, di circa 50 cm di diametro (fino a 80 cm), composta da 50 a 150 raggi, ciascuno con un'ombrella. Questa ombrella principale è circondata da un numero variabile di ombrelle satelliti più piccole, generalmente posizionate più in alto rispetto all'ombrella principale quando sono mature. L'intera infiorescenza può raggiungere una larghezza di 1,5 m. Ci possono essere una o due più piccole infiorescenze aggiuntive sui rami ausiliari. Nel complesso l’aspetto della pianta è gradevole, e ciò ne ha favorito inizialmente la diffusione a scopi ornamentali, prima che essa mostrasse la sua pericolosità per diverse ragioni, al punto che oggi è considerato una delle specie aliene invasive più pericolose per l’uomo e per la biodiversità degli ecosistemi.


Turn and run! 
Nothing can stop them, 
Around every river and canal their power is growing. 
Stamp them out! 
We must destroy them, 
They infiltrate each city with their thick dark warning odour. 
They are invincible, 
They seem immune to all our herbicidal battering.


La sua pericolosità è legata principalmente alla tossicità cutanea e oculare della sua linfa, che si verifica in presenza o in seguito a radiazione solare diretta o raggi UV. Essa provoca gravi infiammazioni della pelle, con estese lesioni e vesciche, che possono lasciare cicatrici permanenti. A volte può essere necessario il ricovero in ospedale. Piccole quantità di linfa negli occhi possono causare cecità temporanea o anche permanente. Queste reazioni sono dovute alla presenza, nelle foglie, nei fiori, nei semi, nel tronco e nella radice di furanocumarine, o furocumarine, che sono in grado di penetrare nel nucleo delle cellule epiteliali uccidendo le cellule.

Gli effetti fototossici delle furanocumarine sono dovuti all'interazione con il DNA quando assorbono la luce ultravioletta con una lunghezza d'onda tra 320-380 nanometri, cioè nella banda di radiazioni indicata come UVA, che rappresenta il 95% delle radiazioni ultraviolette che raggiungono la superficie terrestre. In queste condizioni, le furanocumarine possiedono l’energia sufficiente per reagire con le basi azotate del DNA, formando composti addotti che le danneggiano. Questi addotti possono quindi continuare a reagire con altre basi nei filamenti di DNA in seguito all'esposizione a ulteriori radiazioni UVA, causando collegamenti incrociati tra i filamenti. Ciò può causare la morte delle cellule e provocare il tipico arrossamento della pelle e le vesciche osservate. A voler essere precisi, le furanocumarine non sono contenute solo nel Panace, perché si trovano anche in lime, limone, pompelmo, pastinaca, finocchio, aneto e in alcuni membri delle Moracee: fotodermatiti simili a quelle indotte dal Panace sono ad esempio frequenti in chi spreme limoni per preparare bibite o long - drink esposto alla luce solare.

Waste no time! 
They are approaching. 
Hurry now, we must protect ourselves and find some shelter 
Strike by night! 
They are defenceless. 
They all need the sun to photosensitize their venom.

Alcuni casi di esposizione alla linfa del Panace sono stati così gravi che chi ne è stato esposto ha richiesto il ricovero in ospedale. I sintomi compaiono alcuni giorni dopo il contatto. La formazione di vesciche può richiedere fino a 48 ore per essere visualizzata. Si consiglia di lavare accuratamente tutte le parti interessate con acqua e sapone e la pelle esposta alla linfa deve essere protetta dalla luce solare per diversi giorni. È consigliabile ricorrere a cure mediche se in seguito si verifica un'infiammazione cutanea. Anche dopo la guarigione, l'iperpigmentazione della pelle a volte rimane per diversi anni e la sua esposizione al sole può fare apparire nuovamente i sintomi, anche senza nuovi contatti con la pianta.


Il Panace di Mantegazza è in grado di diffondersi con estrema rapidità ed è considerato, in particolare nelle isole britanniche e nell'Europa orientale, una delle specie più dannose. Nei territori che colonizza, la pianta invade principalmente ambienti marginali (argini, terreni incolti, bordi forestali, ecc.), dove forma popolamenti monospecifici. Predilige terreni fertili, umidi e profondi, poiché le sue radici possono raggiungere i 3 m. Tollera varie tessiture del terreno e valori di pH compresi tra 6 e 8,5. Vive anche su terreni asciutti e ben drenati. Si trova preferibilmente in luoghi soleggiati. Per quanto riguarda le esigenze climatiche, il Panace preferisce estati calde e umide e inverni freddi (può tollerare temperature fino a - 18 ° C), essendo le temperature invernali necessarie per la germinazione dei semi. L'invasione in habitat ad alto valore di conservazione non è stata registrata, ma la pianta ha requisiti ecologici così ampi da rappresentare un pericolo potenziale per aree di interesse, in particolare nelle zone umide.

Essa tende a formare facilmente popolamenti densi. Grazie alle grandi foglie che generano una densa ombra, causa il deperimento e la distruzione della vegetazione indigena. La radice a fittone consente alla pianta una crescita rapida e una grande capacità di rigenerazione. Il Panace gigante ha un'abbondante produzione di semi: da 5.000 a 100.000 semi per esemplare. Questi sono principalmente disseminati dal vento in un raggio relativamente piccolo: il 75% dei semi si trova entro 120 cm dalla pianta, molto raramente oltre i 10 m. I semi hanno anche la capacità di galleggiare per alcuni giorni, e i fiumi possono quindi essere un vettore di dispersione dei semi a diversi chilometri di distanza. Possono anche essere trasportati da animali. I semi possono rimanere nel terreno per 7-15 anni prima di germogliare alla fine dell'inverno. Anche il trasporto del suolo contaminato da parte dell'uomo è un mezzo di propagazione, così come lo spostamento involontario di semi mediante mezzi di trasporto.

La presenza di densi popolamenti di Panace gigante lungo le sponde riduce la presenza di altre specie e aumenta l'erosione delle rive, soprattutto durante gli inverni in cui la vegetazione è meno presente. Essa causa anche una modifica dei flussi di risorse, modificando le concentrazioni di nutrienti dei terreni invasi. Vi è anche un aumento della biomassa, che è collegato, tra le altre cose, a un più lento tasso di decomposizione dei rifiuti nei siti invasi e quindi a un rallentamento delle dinamiche del ciclo della materia organica.

Fashionable country gentlemen had some cultivated wild gardens, 
In which they innocently planted the Giant Hogweed throughout the land. 
Botanical creature stirs, seeking revenge. 
Royal beast did not forget. 
Soon they escaped, spreading their seed, 
Preparing for an onslaught, threatening the human race.


Per questi motivi la presenza della pianta va segnalata alle autorità, che intervengono per sua rimozione, che viene effettuata secondo rigidi protocolli e con tutte le cautele necessarie, da parte di personale specializzato dotato di indumenti protettivi. Anche una corretta gestione degli scarti aiuta a limitare la dispersione dei semi. 


Come molti miei coetanei avranno capito, il testo di questo articolo è intervallato con i versi di The return of Giant Hogweed, tratto dall'album Nursery Crime dei Genesis (1970). Il testo di questo quasi profetico brano suggerisce che l'attuale diffusione, simile in certi paesi a un’epidemia, è la vendetta della pianta per essere stata allontanata dalla sua terra d’origine, pertanto "La creatura botanica si muove, cercando vendetta”. I Panace giganti "Presto sono fuggiti, diffondendo il loro seme, preparandosi per un assalto, minacciando la razza umana." Speriamo che l'apparente previsione finale della canzone non si esaudisca, perché Peter Gabriel termina dicendo: "Il potente Hogweed viene vendicato, i corpi umani presto conosceranno la nostra rabbia. Uccidili con i tuoi capelli, Hogweed. "

Per fortuna, negli ultimi anni, è stato dimostrato che alcune furanocumarine (nel pompelmo) mostrano diverse attività biologiche tra cui attività antiossidante, antinfiammatoria e antitumorale e promuovono la salute delle ossa sia in vitro che in vivo. In particolare, le furanocumarine esercitano potenti attività antiproliferative contro la crescita delle cellule tumorali attraverso la modulazione di diverse vie molecolari. Forse il nostro gigante ha anche un angolo di cuore buono.

2 commenti:

  1. Mi verrebbe di far rimarcare il tuo parallelismo infestante e dannoso caro Marco, attuale molto nella "situazione migratoria in atto", come dicono nevvero, ma non sta bene di pensare certe cose, figuriamoci dirle cioè scriverle, come ospite. Evviva i panaci (sovranazionali) vendicativi quindi, e à la guerre comme à la guerre, che tanto è tutto un work in progress, e questo è sicuro, come è sicuro che né io né te saremo qui a discuterne nel 2060, per dire.

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  2. Parla per te: io avrò solo 105 anni.

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